Chi mi conosce sa del mio amore per quelli che chiamo i “nowhere place“. Si tratta di luoghi fuori dal tempo e spesso anche fuori dallo spazio. Sono luoghi che mi donano un privilegio che io considero impagabile: quello di interrompere, anche solo per un poco, il fluire del tempo all’interno del quale sono immerso.

Per la maggior parte degli umani si tratta quasi sempre di posti brutti, squallidi, incrostati nella loro incapacità (o mancanza di volontà) di evolversi.

Per me sono dei veri e propri toccasana. Sono luoghi dove veramente il mio cuore e il mio cervello riposano e nei quali io provo a cristallizzare le mie emozioni all’interno di un’immutabilità relativa.

Qualche giorno fa ne parlavo nel post che ho dedicato alla Fiera del Mediterraneo, oggi vorrei parlarne a proposito di un posto scoperto, per caso, qualche giorno fa.

Si tratta di un ristorante del quale è possibile vedere il menù in apertura a questo post.

Solo quello basterebbe a testimoniare di quanto questo luogo sia rimasto da qualche parte negli anni settanta e oggi si manifesta, agli inconsapevoli o affezionati avvemntori, un po’ come potrebbe fare l’Olandese Volante nelle notti di nebbia.

Il ristorante si trova a Pavia, a pochi passi dal Ticino, ed è solo una parte di un complesso che al suo interno offre, come elemento di maggiore spicco, un bocciodromo.

Indefinibile l’età degli utenti del bocciodromo, e anche dei fruitori del ristorante, indefinibile l’età della mobilia, delle suppelettili, delle stoviglie, degli infissi. Unica cosa chiaramente datata: un pannello luminoso all’ingresso del ristorante sul quale c’è scritto “Capodanno 2017” che se non fosse già passato, nel luogo in cui si trova, sembrerebbe addirittura un’apertura al futuro.

Non c’è uno dei piatti proposti che non fosse presente in un menù da ristorante degli anni settanta e che non sia poi definitivamente scomparso nel successivo decennio.

Eppure tutto per me era perfetto: l’aria che si respirava, la gentilezza un po’ naif delle cameriere, il sapore del cibo.

Siamo rimasti all’interno di quella falla spazio temporale per un paio di ore in una caldissima giornata di giugno a ridere compiaciuti di una situazione surreale che ci permetteva di rivivere o vivere per la prima volta (a seconda delle età) un tempo che credevamo scomparso per sempre.

Tutto per la cifra (anche quella fuori dal tempo) di 10 euro a persona.

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