A chi si sposta in volo fra il “continete” e la Sicilia si offre, nelle giornate in cui il cielo è sereno, uno spettacolo meraviglioso.

La visione delle isole dell’arcipelago toscano incoronate dalle sagome della Corsica prima e della Sardegna poi.

A me, che l’altro giorno tornando da Milano contemplavo questo spettacolo, è venuto improvvisamente in mente un verso:

Tra l’isole dell’aria migrabonde
La Corsica
dorsuta o la Capraia.

Ed io ricordavo solo questo e che forse apparteneva ad una poesia di Montale. Ma non ricordavo altro, solo il cuore mi diceva che doveva trattarsi di qualche cosa di molto bello che avevo dimenticato, come nel sogno del mio giardino perduto.

Per fortuna c’è internet ed una volta davati ad un computer ho recuperato la poesia e la memoria.

“Casa sul mare” era semplicemente svanita dalla mia mente non fosse per quel verso e per il collegamento con quell’immagine che un volo da Milano mi ha, ad un tratto, restituita.

Alle cose belle come questa non dovrebbe essere concesso mai alcun diritto all’oblio.

Casa sul mare

Il viaggio finisce qui:
nelle cure meschine che dividono
l’anima che non sa più dare un grido.
Ora i minuti sono uguali e fissi
Come i giri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.
 
Il viaggio finisce a questa spiaggia
Che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
La marina che tramano di conche
I soffi leni: ed è raro che appaia
Nella bonaccia muta
Tra l’isole dell’aria migrabonde
La Corsica
dorsuta o la Capraia.

Tu chiedi se così tutto svanisce
In questa poca nebbia di memorie;
se nell’ora che torpe o nel sospiro
del frangente si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
l’ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s’infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l’avara mia speranza.
A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.

Il cammino finisce a queste prode
che rode la marea col moto alterno.
Il tuo cuore vicino che non m’ode
salpa già forse per l’eterno.
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