“Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso;  per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo.  Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso;  avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse.  Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti.  Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.

Eccomi dunque Signore al tuo cospetto. Ecco il tuo servo, quello da un talento solo.

Sono qui per chiederti se  c’è mercede che io possa pagare per tutto quello che mi hai dato visto che alla fine è chiaro il tuo proposito e sei qui per richiedere tutto ciò che non abbiamo mai pattuito.

Funziona forse come per quei ragazzi africani che ti allacciano al polso un braccialetto della fortuna e che dicono di non volere nulla in cambio? Chi potrebbe mai non dare nulla in cambio della propria fortuna?

Dimmi quindi Signore quale è il prezzo ed io uomo da un solo talento troverò il modo per pagarlo.

 

 

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