A dire: “è proprio quello che sento…ma io non sarei capace di descriverlo a parole!”. A dire: “sono proprio le mie emozioni e lui meglio di chiunque altro riesce a metterle nella sua poesia, nelle sue canzoni”.

E allora diventa difficle pensare che quella persona, che interpreta così bene quello che tu senti dentro di te, non abbia anche una storia simile alla tua, una vita simile alla tua.

Ci vorranno anni per capire che la mosca e l’aquila arrivano entrambe a sviluppare le ali ma che simili non sono nemmeno un po’, per capire che le persone vivono vite assolutamente diverse eppure ad un certo punto sviluppano un sentire comune, un canto unico che va bene per entrambe. Chissà se anche per noi uomini questo fenomeno si chiama convergenza evolutiva.

Questo è quello che immaginavo nei lunghi giorni trascorsi a sentire il mio adorato Francesco Guccini, questo è quello che mi chiedevo. Le sue canzoni nascono da esperienze simili alle mie? E se si, dove sono questi elementi comuni, dove queste storie che si assomigliano e che possano permettermi di dire: “io e lui abbiamo vissuto una storia simile”?

E allora era bello forzare anche un poco la mano. Magari quella storia cantata da lui non coincideva perfettamente con quella vissuta da me, ma ritoccando un po’ le vicende narrate, sostituendo un nome ad un altro, allora si riusciva quasi a sovrapporle “uno a uno”. E poi ciò che è scritto si offre con facilità all’interpretazione di chi lo legge, e d’altra parte è la vaghezza stessa a generare poesia e coincidenze.

Tante sono le canzoni che ho usurpato a Francesco Guccini, tante volte ho pensato che venissero da una stessa matrice esperienziale e che per questa ragione un po’ finivano per appartenere anche a me e che il furto di emozioni era per questo in qualche modo giustificato.

Una sopra tutte è stata la canzone per la quale ho pensato quasi che io e Guccini avessimo vissuto una storia parallela. Bastava ritarare un attimo la bussola della fantasia e la sua Pennsylvania diventata il mio Montana, bastava mettere un gettone dentro la macchina del tempo per trasferire la sua storia americana dagli anni sessanta ai primi anni ottanta, trasformandola così nella mia.

Il resto era perfetto.

Da “mi chiedo dove sei e che cosa fai e come passi i tuoi giorni noiosi, io che non ti risposi”, fino a “mi ha detto chi t’ ha vista là da poco che sei rimasta quella che eri allora, un po’ più vecchia, ma quasi per gioco e forse solo appena un po’ signora,
vorrei vederti ora perchè il ricordo mi diventa fioco… “.

Per terminare, naturalmente, in “questa casa mia…che sai e non sai”.

5 pensieri su “Convergenza evolutiva

  1. Più che di vite parallele, parlerei di personalità simili.Io penso che esista un numero di comportamenti e di tipi umani, quindi di risposte agli stimoli esterni, piuttosto limitato. Tanto per dire, mettiamo che ci siano dieci modi di reagire a una storia d’amore finita per un certo motivo (la lontananza?). Non è così improbabile trovare una certa persona che reagisce proprio come te. Che poi sappia raccontarla bene, è merito delle sue virtù poetiche.

    "Mi piace"

  2. Io credo che a volte sono emozioni parallele perchè avremmo voluto vivere quelle emozioni, e magari le trasportiamo in noi come vissute.
    D’altra parte ci sono anime che si incontrano senza essersi mai viste.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...