Via dei Leoni, svolta a sinistra, via Chiovaro, svolta a destra, via Giummari dritto fino alla Nazionale.

Non è l’estratto di una comunicazione GPS, è il percorso che ogni sera io e il mio Ragazzo facciamo dopo cena. Un’andata e un ritorno.

E’ una Esse, una lettera composta dall’intersezione fra tre Strade, una lettera che percorriamo di Sera, quando la giornata sta terminando ed io e lui ci ricaviamo questo tempo fuori dal tempo per stare assieme.

E’ la strada che quotidianamente ci ricongiunge, ci pone in relazione, un Segmento Spezzato come spesso lo sono i Sentimenti, le Sensazioni e le parole.

Ogni sera, quando il sole è già tramontato da un poco ma in cielo alberga ancora un residuo di luce crepuscolare, io e lui lasciamo la casa, lasciamo la Madre e il Piccolo e e ci avviamo su questa nostra strada, sempre uguale e sempre diversa.

A volte solo io e lui, altre portiamo con noi un pallone che attraverso un’improbabile dinamica atomica servirà ad infittire la relazione, ci porrà nell’unica possibile connessione fisica alla quale questo giovane uomo ancora acconsente, una relazione che non riconosce più i baci e le carezze e che si esprime attraverso il confronto muscolare, il cimento, la sfida.

Il più delle volte però ci limitiamo a camminarci a fianco. Io, ancora per un poco, più alto di lui che lo invito a starmi accanto, lui, solo di poco più basso, che si agita fra un “in dietro” che già non gli appartiene più e un “in avanti” nel quale faccio sempre più fatica a raggiungerlo.

Tutto dura mezz’ora, mezz’ora di chiacchiere in libertà, di reiterazioni internettistiche o televisive che stento a comprendere, di storie scolastiche, di commenti familiari, e, a volte, di fulminanti riflessioni su fatti storici, sociologici, filosofici, linguistici, che questo giovane uomo tita fuori da chissà dove e che mischia con le più stratosferiche facezie e le più indisponenti minchiate. Io per lo più ascolto, o al più ravvivo la discussione con domande.

Diritto su per via dei Leoni, in un buio che si infittisce sempre di più o che si smorza nella luce lunare. Poi a sinistra per la via Chiovaro in una sera che regala ad ogni angolo un profumo nuovo od una nuova puzza (We live in Carini folks!). Poi nuovamente a destra, in salita, sulla via Giummari e dritti fino alla Nazionale. La conta degli ultimi 10 passi fatta ad alta voce, in un rito che compone il rito.

Una giravolta e si ridiscende per la stessa strada a ripercorrere una Esse che forse è iniziale di Strada, forse di Sera, ma che sicuramente è per me l’iniziale della frase: “Stai ancora con me, finché puoi”.

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10 pensieri su “Esse

  1. Si avverte,piano piano, che i nostri ragazzi, prima o poi, spiccheranno il volo e ci prende uno strano sentimento misto a speranza, orgoglio, tenerezza, paura, consapevolezza.
    In questo preciso istante capiamo che il distacco emotivo ci procurerà una fitta al cuore, ma è solo un passaggio che tutti i genitori devono mettere in conto.
    Tranquillo. !
    Bellissimo e coinvolgente scritto.

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      1. Non credo che sia questione di età ma di sensibilità. Comunque, se devo essere sincera, penso che i genitori dovrebbero essere tali almeno verso i 30 anni, Insieme si cresce, insieme si migliora.
        Anche se poi è il caso a metterci uno zampino.

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