Mi sono addormentato che erano le undici. La mezzanotte era passata da qualche minuto (ma questo lo avrei scoperto dopo) quando ho sentito un rumore al cancello esterno. Nella mia “modalità notturna” al codice “singolo forte suono proveniente dal cancello” corrisponde il segnale “nessun problema…gatto che tenta di scavalcare”. Ma poi il suono si è ripetuto una volta e poi tante volte di seguito e a quel punto il segnale era diverso ed inequivocabile: “essere umano che non dovrebbe trovarsi qui scuote con forza il cancello”. A quel punto si aggiungono anche delle voci, qualcuno, prima forte e poi gridando, continua a ripetere “signora…signora…signora”.

Scatto giù dal letto. Mi affaccio in terrazza. Davanti al cancello tre energumeni, invisibili se non nella sagoma, armati di torce elettriche. “Chi è?” chiedo, mi rispondono “siamo dell’ENEL, dobbiamo fare un controllo della linea…tutte le case a monte della sua sono senza elettricità”.

La scusa è abbastanza classica, e la nostra casa abbastanza isolata da fare pensare ad un tentativo di intrusione.

Terrore muliebre, i bambini dormono ma Vera è sveglia e mi guarda con occhi “spatiddati” (che in siciliano vuol dire più o meno “grandi come padelle”) e mi scongiura di non aprire.

In me come sempre prevale (verrà un giorno in cui me ne pentirò?) la fiducia incondizionata nei confronti dell’umanità e del prossimo, e mi avvio al cancello per aprire.

Quando arrivo, dietro ai tre si è già raccolta una piccola folla di vicini e i loro volti mi rassicurano circa la veridicità della richiesta. Dietro c’è Giuseppe che mi guarda e mi chiede se stavo già dormendo e mi conferma il fatto che tutta la strada, prima della nostra casa, è da ore senza luce.

Apro il cancello, i tecnici entrano e fanno la loro verifica che non conduce a niente: il problema deve esse da qualche altra parte, in una cabina più a valle di casa mia.

Saluto, chiudo e, infreddolito, rientro in casa. Veronica, che quanto a fiducia nel prossimo appartiene ad un’altra scuola rispetto alla mia, “per si e per no” ha chiamato i carabinieri che, di lei epigoni, le hanno risposto “Signora, controllo dell’ENEL a mezzanotte non è possibile…noi però una macchina per venire non l’abbiamo e quindi si barrichi in casa e speriamo che a suo marito non succeda nulla”.

Li chiamiamo per “rassicurarli” circa la sorte del “marito” e si torna a letto.

Dopo qualche minuto dormono nuovamente tutti. Io no.

Io non riesco a togliermi dalla testa una frase: “egli viene come ladro nella notte”. Questa frase si è incollata al mio cervello come una pellicola adesiva e non permette al sonno di penetrare.

Estote parati, siate preparati, perché arriverà come un ladro nella notte e nessuno può sapere quando.

Guardavo i miei cari dormire, sentivo i loro respiri comporsi e scomporsi come fossero gli strumenti di un terzetto di musicisti principianti che non riescono a mantenere il tempo, e continuavo a pensare “come un ladro nella notte…come un ladro nella notte”.

Stamattina, quando mi sono svegliato, la luce dell’alba aveva già fugato le ombre della notte, gran parte dei ricordi legati a quel momento convulso e forse anche quella frase.

Il Piccolo, come sempre si è svegliato con me, e siamo andati giù assieme, per far si che gli altri potessero dormire ancora. Preparo la colazione per entrambi e la consumiamo assieme, poi mi appresto ad andare a lavoro.

Il Piccolo allora mi chiede “Papà perché non resti un poco a giocare con me?”. Ho già pronta la risposta, posso dirgli innumerevoli ragioni per le quali non posso: devo andare a lavorare, devo arrivare presto in ufficio, a lavoro ho tantissime cose che non possono aspettare.

Ma per un attimo quella frase torna: “viene…come un ladro nella notte”.

Allora mi siedo accanto a lui e facciamo un puzzle dei Power Rangers.

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7 pensieri su “Come un ladro nella notte

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