Non credo negli angeli. Non mi piacciono. Non mi sembrano nemmeno coerenti con la mia religione, ho piuttosto la sensazione che siano i resti di antiche divinità che, come è vizio del cristianesimo, sono state sincretizzate.

Non mi piace tutto questo interesse molto new age attorno agli angeli. Eppure le ultime 48 ore avrebbero dovuto farmi ricredere in proposito.

Se oggi, dopo questi due giorni, qualcuno mi chiedesse chi sono per me gli angeli forse risponderei dicendo che gli angeli sono esseri a noi prossimi per un attimo o per tutta la vita che fanno per noi molto di più di quanto noi non avevamo immaginato potessero fare, che fanno il nostro bene quando noi ci saremmo aspettati da loro il male.

48 ore: 4 storie e mezza.

Storia 1

Venerdì sera ci trovavamo a San Carlo, frazione di Chiusa Sclafani, 80 anime. Chi ha confidenza con la matematica ne deduce facilmente che quando con la mia famiglia andiamo li la popolazione del borgo subisce un’incremento netto del 5%.

Ci invitano alla celebrazione della deposizione di Cristo. Andiamo con un certo scetticismo, i bambini svogliati, noi vogliosi solo di non deludere la comunità e di andare presto a letto.

Esce la vara dalla chiesa madre di San Carlo (nonché unica). E’ una vara nuova, tutta dorata. Di una vuotezza agghiacciante. Due ragazzi locali la precedono vestiti da coloro che si occuperanno della deposizione.

La vara sale lentamente al calvario. E’ una notte tiepida, profumata da tutti gli aranceti in fiore all’interno dei quali il borgo è letteralmente immerso, sopra di noi un cielo stellato quasi africano.

La vara si immette nell’ultima salita ai bordi della quale sono state poste delle candele. Hanno organizzato anche la musica. Una musica sacra, molto potente, che non riconosco.

Arriviamo davanti al crocifisso e i due ragazzi in costume si pongono dietro la croce e cominciano ad armeggiare con i nastri rossi che legano le mani di Cristo.

Davanti a me ci sono i miei bambini, al mio fianco Veronica che tengo per mano, attorno tutta questa gente. 

Poi improvvisamente succede qualche cosa. Dovessi dirlo adesso, dopo queste 48 ore direi che una creatura alata deve essere passata in volo radente sopra di noi. Non ho potuto trattenermi, e ho cominciato a piangere. Non era un pianto angosciato, era una cosa tranquilla, una specie di emissione serena. un tributo inevitabile. Mi sembrava che davanti a me la scena vera, quella originale di oltre 2000 anni fa stesse accadendo. Per dirla con le parole di un filosofo danese dal cognome abbastanza impronunciabile, mi sono sentito contemporaneo di Gesù. Ma non era tutto. Ho sentito che quella scena in realtà si era ripetuta e si ripeteva nello stesso momento all’infinito. Mi sembrava che si moltiplicasse davanti ai miei occhi e che al posto di quel pupazzo di legno ci fossero un’infinità di uomini, di esseri viventi. E’ durato poco, il tempo di lasciare il mio ragazzo grande sgomento davanti a questo padre piagnucoloso, e quello necessario a far si che Veronica mi stringesse più forte la mano.

Storia 2

Il giorno dopo siamo andati alla Riserva di Torre Salsa. E’ uno dei miei luoghi del cuore. Uno di quelli che mi fanno dire. “come farò a vivere quando le mie gambe non saranno più in condizioni di condurmi in questo posto?”.

Scendiamo dalla vigna del WWF in una mattina gloriosa. Il cielo terso, il mare immobile, immersi in un ronzio di api che bottinaio su decine di fiori diversi. Ci riempiamo la bocca di grano dai chicchi ancora liquidi, di minuscoli semi del favino e del pisello selvatico.

Arriviamo giù in spiaggia che non c’è nessuno. Siamo gli unici quattro esseri umani lungo i 12 chilometri di costa. Dopo poco però ci accorgiamo che non è così. Dalle acque della laguna de “l’Uomo Seduto” compare un signore. Si avvicina a noi. Avvertiamo un misto di fastidio e preoccupazione. Siamo soli in un luogo isolatissimo, ed è così che vogliamo restare, immaginiamo già che nel migliore dei casi questi si “attaccherà” a noi e non ci lascerà più. Il tipo di avvicina, ha preso prima dalla spiaggia una strana borsetta a forma di noce di cocco e la sua maglietta, nell’altra mano ha quattro ricci di mare. Ce li da, dice: “se avete un coltello ve li regalo…sono buonissimi”. Poi si rituffa nella laguna. Ancora di più pensiamo che volenti o nolenti dovremo trascorrere la nostra giornata con questo quinto incomodo che ci ha anche portato un dono. Viene fuori nuovamente dopo una decina di minuti con un quinto riccio, ci lascia anche quello, ci augura buona Pasqua e scompare.

Un po’ mortificati, grati di questo dono inatteso e malinteso, grati all’universo e ai ricci, abbiamo sacrificato i poveretti scoprendo al loro interno una tale meraviglia di uova che mai, mai in tutta la mia vita ne avevo viste di così lucenti, deliziose e abbondanti.

Storia 1/2

La mattina del sabato passa nuovamente in giro per il paese con Zaccheo coinvolto dai bambini nel volo degli angeli. Prima dell’incontro fra Gesù e la Madonna (al quale non potremo partecipare perché ospiti da altri nostri due “amici angeli” di Montevago) il borgo è attraversato da un gruppo di adulti che porta, fa saltare, ballare, correre, la statua di San Michele Arcangelo e dietro di loro, il tutto con l’accompagnamento della banda, i bambini del borgo che fanno la stessa cosa con una statua più piccola. Quest’anno anche Zaccheo ha dato il suo contributo muscolare. La scena è naturalmente irripetibile.

Storia 3

Torniamo a casa che è sera. La mia allergia è alle stelle. Nonostante la stanchezza e nessuna voglia di tornare in città mi decido ad andare comunque per cercare una farmacia di turno dove prendere l’antistaminico. Mentre vado a Palermo squilla il mio cellulare. E’ il mio Amico Mario, mio Angelo Custode da una vita. Da quando quaranta anni fa mi accolse nel suo noviziato scout, io gettato fuori con ignominia da un gruppo palermitano, non ha mai spesso di prendersi cura di me, di credere di me, di pensare e dire di me tutte le cose migliori che io mi sia mai sentito dire. E stasera mi telefona, non io ma lui. Lui che passa un momento così difficile della sua vita pensa a chiamarmi il giorno di Pasqua e lo fa senza neanche darmi il tempo per chiedergli come stanno, come vanno le loro cose. Arde, letteralmente arde dal desiderio di sapere come sto io, come sta la mia famiglia, come stanno i miei bambini. Esulta, letteralmente esulta di gioia nel sapere che il mio lavoro va molto bene, che sono felice in quest’ultima “storia amministrativa” in cui mi trovo. Si rammarica semmai soltanto del fatto che non sia suo il merito di questa novità. Mi saluta ridendo felice come se avesse ricevuto le più belle notizie del mondo.

Storia 4

Prendo il mio farmaco e torno verso casa. Ne approfitto per rifornirmi metano al distributore che è sempre aperto. Mentre sono alla pompa si avvicina un tizio. Se dovessi giudicare utilizzando la fisiognomica direi che si tratta di un delinquente. Mi chiede se posso dargli un passaggio ad Isola delle Femmine. I benzinai mi guardano in maniera eloquente, uno con un certo disprezzo nei confronti del ragazzo mi dice pure “è da tutto il pomeriggio che è qui a chiedere un passaggio”, intendendo con questo che sarebbe bene lasciarlo ancora dove si trova, io dentro di me sono certo (nonostante il mio ottimismo cosmico) che dopo qualche centinaio di metri mi rapinerà lasciandomi mezzo morto in qualche angolo di strada. Nonostante tutto gli dico: “certo che ti do un passaggio” e dentro di me giustifico la cosa a me stesso dicendo “come avrei potuto dirgli no visto che vado proprio da quella parte?”. Parto sotto lo sguardo dei benzinai in cui leggo la convinzione che domani sentiranno nuovamente parlare di me sulle pagine dei giornali.

Faccio tutta la strada a gran velocità chiedendomi quando e dove il tipo deciderà di entrare in azione. Adesso mi vergogno a dire che con mossa astuta nascondo anche il portafoglio in uno dei portaoggetti dello sportello e presto attenzione al ritmo del suo respiro per rilevare eventuali variazioni del ritmo che preluderebbero ad un attacco. Arriviamo dove dobbiamo arrivare senza nemmeno dirci una parola. prima di scendere dalla macchina il ragazzo però mi dice: “le auguro che il suo bambino guarisca in fretta”. Gli dico molto sorpreso: “perché mi stai dicendo questa cosa?”. E lui dice che ha visto il sacchetto con i farmaci e ha pensato che io fossi sceso in città per cercare una farmacia di turno e aveva pensato che potesse esserci di mezzo un bambino che stava male. Lo ringrazio senza dirgli che si è sbagliato. Mi augura buon Pasqua, scende dalla macchina e va via.

A questo punto ho una sola domanda: e domani, che è il “lunedì dell’angelo” cosa accadrà mai?

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9 pensieri su “Miracle road

  1. peccato che tu non creda negli angeli, ne siamo circondati, sono emanazioni divine, il nostro tramite con Dio. Ce ne danno segni ogni momento e noi ciechi perche’ non vogliamo vedere per non essere costretti a porci ancora tante domande. Sono accanto a noi e non aspettano altro che noi chiediamo il loro aiuto che altrimenti non possono agire.
    Angelo di Dio che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pieta’ celeste. Amen

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  2. Non credo negli angeli, sono potenti suggestioni di situazioni e stati d’animo o semplicemente persone buone che ci fanno condividere il poco o il tanto che hanno da offrire. Però per me è già tanto, anche così!

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