E’ già equinozio. Ed io resisto con una flemma che non mi conoscevo al richiamo delle sirene ctonie del mio orto estivo.

Mi blandiscono, tentano di circuirmi con i loro canti che assomigliano al suono che fa il vento fra le foglie del mais, con il lro profumo che ricorda quello che le vescicole dei tralci di pomodoro rilasciano sulle mani.

Io resisto come non ho mai resistito in tutti questi anni. Mi do tempo. Ho tolto le infestanti a quello che ancora l’estate scorsa era l’orto estivo e che l’inverno aveva trasformato in un angolo di foresta pluviale. Lo ho fatto quando era giusto farlo, in modo tale che le erbe selvatiche non succhiassero dal suolo tutta l’acqua che ho deciso di destinare ai miei ortaggi.

Poi ho ritirato il sistema di irrigazione con l’aiuto del Piccolo e adesso, come pacifiche anaconde, i tubi fanno bella mostra di se avvolti sulla recinzione che divide il mio campo da quello del vicino.

Poi è stato il momento della motazappatura. Le sirene già intonavano il loro canto: “fai in fretta, l’estate verrà senza che nemmeno tu te ne accorga, non è necessario arare tanto, spragi il letame, spargi il seme, noi non possiamo aspettare”. Le sirene ctonie sono avide di vita ma sono avventate.

Ho preso il tempo e ho arato il terreno due volte a distanza di 15 giorni l’una dall’altra. Ho giocato una partita un po’ scorretta con le infestanti per fare credere loro che l’orto stesse cominciando a venire su, una falsa partenza insomma. A volte credo che le sirene ctonie siano in combutta con le piante infestanti.

Arerò ancora una volta proprio prima di stendere i tubi per l’irrigazione e di mettere le piantine a dimora. Il terreno sarà soffice come deve essere.

E poi ieri ho compiuto l’ultimo atto propedeutico.

Fortunato è l’orticoltore che ha in prossimità del suo campo un canneto.

Con i bambini ci siamo armati di cesoie e corde e abbiamo raggiunto il posto. Li abbiamo lavorato a lungo sotto un sole perfetto, immersi nel fruscio del vento fra le foglie delle cante, circondati dai profumi delle prime fioriture. Abbiamo lavorato in silenzio dando spazio solo a quelle parole che servivano a fare meglio il lavoro. Siamo stati veloci. Tornando a casa io portavo sulla spalla un grande fascio di canne, Zaccheo un fascio più piccolo e le cesoie, il piccolo la bottiglia con l’acqua, Spider Man e Lizard.

Adesso abbiamo anche i tutori. Terrano su le piante di pomodoro anche quando cariche di frutti cercheranno di assecondare la gravità, forniranno supporto ai fagiolini, daranno disciplina a melanzane e pomodori e sostegno contro i caldi venti estivi. Faranno il loro lavoro che potrebbe sembrare secondario e che invece, così come il lavoro di tutto ciò che da un silenzioso e paziente supporto, è fondamentale.

Adesso sono pronto. Cantate mie adorate sirene, cantate perché sono pronto con il fertilizzante, sono pronto con l’acqua, sono pronto con il seme. Cantate ché anche il mio sudore è pronto ad aggiungere sale alla terra, ché la mia energia alla terra torna per produrre vita buona che vita sostiene.

Cantate in questa notte che è uguale al giorno, in questo giorno che dura quanto una notte. Il tempo dell’orto è venuto.

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4 pensieri su “Sirene ctonie

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