Deve essere cominciato già stanotte. O forse ieri, mentre ballavamo, e mi attorcigliavo in improbabili passi di danza con questo mio ragazzo che fino a poco fa era ancora un bambino.

Un po’ di zucchero deve averlo aggiunto la marmellata di fichi che ho mangiato a colazione, poi ha cominciato a crescere da solo. C’era lievito e non importava da dove veniva.

Ho dovuto fare attenzione a non parlare a voce troppo alta, a percorrere gli spazi che andavano percorsi a passi lenti, a contenere dentro quello che non andava smarrito prima di potere essere secreto.

Ho lasciato che le storie, che i bambini mi raccontavano mentre li accompagnavo a scuola, avessero un loro spazio senza invadere quell’altro all’interno del quale adesso era cominciato il ronzio.

Come per un sogno bello dal quale ti sei svegliato troppo presto ho provato a tenere socchiusi gli occhi affinché fra le ciglia se ne impigliasse qualche briciola.

L’ho nutrito con lo zucchero e il sale di ciò che per me è poesia, e lo stereo dell’auto mi ha aiutato in questo:

amore
era la cosa più normale
amore
e mi domando adesso
che rimane
di quelle notti
delle nostre parole
amore
la realtà
non mi fa più paura amore
nella mia testa
non c’è confusione
niente da perdonare
ne da dimenticare
chissaà se mi ritroverai
così per caso sulla strada
è strana questa vita
in una sera come tante
in un estate già finita
di me allora che penserai
chissà se mi ritroverai

Allora ho capito che quel fermento nutrito gelosamente era preghiera. L’ho capito quando ho visto scendere il “ragazzo” dall’auto. Quando l’ho visto, cappuccio alzato, avviarsi verso “la vita”, quando l’ho visto all’incrocio girararsi e salutarmi, e poi girarsi ancora e salutarmi ancora senza però il coraggio di rispondere al bacio mandato con la mano da un padre svergognato.

E allora che preghiera sia, Signore, per questo ragazzo.

Accetta Padre la mia preghiera agricola, una preghiera in cinque punti, quasi una lista della spesa, quasi un calendario lunare dei lavori.

Fa che la sua prima storia d’amore sia una storia semplice ma che in lui scavi un solco profondo che  le intemperie non riescano a colmare. Una storia che forgi la vanga, che produca calli alle mani, che in fondo alla gioia del coltivare lasci già intravedere il bisogno della disciplina.

Fa che la seconda storia sia una storia luminosa, di quelle storie che scaldano, che accendono i pensieri, che attivano la fotosintesi e i microroganismi buoni del suolo e che lo conducono per mano nei luoghi belli della sua vita.

Fa che la terza storia sia una storia appassionata, buona a rendere fertile la sua matrice, buona per infondere energia al sistema, per gioire della materia, per rendere grazie. Una storia di rispetto reciproco che faccia di lui un coltivatore dell’altro capace di offririsi all’altrui coltivazione.

Fa che la quarta storia sia una storia dolce, come è dolce la pioggia che cade in primavera a impregnare i solchi, come è dolce la vita che è e quella che può essere, come sono dolci i baci, dolci le carezze.

Fa che nell’ultima storia venga infine posto il seme. Fa che i cotiledoni siano ricchi di nutrimento, penetrante la radichetta, resistente la plumula. Fa che al tempo giusto corrispondano unità di intenti, comune aspirazione alla vita, amore e rispetto profondo.

Signore, Padre Adorato, questa storia non deve essere per forza la quinta, fa però in modo che sia di sicuro l’ultima.

E’ una preghiera piccola Signore, è una richiesta grande.

Amen.

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12 pensieri su “Preghiera per il figlio

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