E’ passato un anno dal mio primo post su questo blog. Il blog per la verità, grazie al supporto del mio amico Paolo, esisteva già da qualche giorno, ma il primo post porta la data del 24 novembre 2015.

Ho scritto tanto da allora. Ho scritto veramente in una maniera esagerata. 697 post compreso questo. Quasi due al giorno. Io lo sapevo che appena avrei cominciato poi sarebbe stato difficile contenermi. Chi ha colpe in questo senso è bene che se le assuma!

E’ stato bello però farlo. Un pensiero, una maniera diversa di guardare al mondo, una specie di diario, la scatola del tempo della quale più volte ho parlato, l’ennesimo non luogo nel quale a volte mi sono raccolto, a volte mi sono commosso e altre ancora mi sono persino indignato.

Alla fine però solo un contenitore più o meno ordinato all’interno del quale continua a svolgersi la relazione. Ma la realtà è fuori da qui. Forse nutre questo “non luogo” ma non è in nessun caso da esso surrogabile. Non sono ancora uno che fa letteratura di fantasia, forse nel tempo lo diventerò, ma non lo sono ancora.

La mia ispirazione nasce fra mezzanotte e il tramonto, nasce andando in giro con la moto, è figlia di un particolare tratto di autostrada che è quello che congiunge la mia casa al mio lavoro. E’ continuamente alimentata dai libri che ho letto e che leggo, dalla relazione con la mia famiglia, con gli amici, con i maestri. Trova forza e si rinnova quoitidianamente nella contemplazione del mio pianeta.

Io non so leggere i numeri che questo sistema mi restituisce, non so cosa significano. Non so dirvi se sono tante o poche le persone che seguono questo blog, che apprezzano quello che scrivo. E per la verità poco mi importa di saperlo. Ciò che conta è che ci siano persone con le quali sono entrato in relazione tramite questo blog, che con continuità e attraverso svariati canali mi restiuiscono le loro impressioni su quello che scrivo. A queste persone va la mia gratitudine più prfonda.

Ci sono ccomunque dei numeri e chi mi legge sa che i numeri mi divertono, che con i numeri mi diverto.

Questi numeri dicono per esempio che in un anno ho avuto 61.070 visualizzazioni, 12.445 visitatori, 10.052 “mi piace” e 9.944 commenti. Bello vero? Bello? Non lo so, ma snocciolare questi numeri mi piace e quindi è bello.

Sembrerebbe che ci siano 321 altri blogger che più o meno e di tanto in tanto leggono le mie cose.

Poi c’è questa cosa che mi piace di sicuro: in questo anno si sono collegate al blog persone da 65 paesi. Dall’Italia soprattutto, ma tante visite ho ricevuto dagli Stati Uniti, dal Giappone, dalla Tanzania, dalla Germania, dalla Svizzera, dall’India, dal Regno Unito, dai Paesi Bassi e via dicendo.

Ma ci sono anche “Paesi Saggi”, quelli dai quali hanno fatto una sola visualizzazione e si sono subito resi contoc he non era cosa. Fra questi mi piace ricordare: la Nuova Zelanda, l’Isola di Man, il Pakistan, l’Arabia Saudita, l’Oman.

Poi ci sono i miei post che sono stati letti più volte.

Blufi: il paradiso” è il post più letto con 992 accessi, il che vuol dire che gli abitanti di Blufi, stando alle statistiche, potrebbero averlo letto tutti almeno una volta.

Seguono “Palestra di Vita” con 645 accessi, “Lettera ad un figlio che è nato” con 528, “Cose che solo gli umani sanno fare” con 474, “Bianco o nero” con 313 e, voglio chiudere con due post famigliari, “Tu sei la mia estate” con 306 accessi e “A Mia Madre” con 263 accessi.

Questi post e questi numeri restano per me un mistero. Ogni giorno, da quando sono pubblicati, c’è qualcuno che li va a leggere. Perché lo fa, da dove arriva al blog, cosa produce questo continuo leggere, è per me fonte di curiosità destinata a non avere soddisfazione.

Mi sembra che invece descriva meglio le fondamenta del mio scrivere il dato relativo ai tag che maggiormente utilizzo per i miei post.

Mi fa impressione vedere come le parole da me più usate siano: celebrare, pianeta, compleanno, amici, meraviglia, api. Ma questo evidentemente sono e l’uso delle parole costituisce ulteriore testimonianza.

Ho cominciato un anno fa a scrivere su questo blog. Lo ho fatto descrivendone le ragioni. Ognuna aveva a che fare con delle persone per me particolarmente care.

In questo anno di scrittura credo che queste ragioni “originiarie” abbiano trovato quotidianamente conferma e si siano nel contempo ampliate.

Veronica, i miei bambini, il mio amico Vincenzo, mia suocera restano sempre i destinatari privileggiati ma ad essi sento il bisogno di aggiungere tutta la mia “composita” famiglia, i miei amici più cari che a vario titolo e in diversi momenti hanno popolato questo blog, le mie associazioni che prima di tutto sono associazioni di persone, i maestri che ho avuto la fortuna di incontrare nel mio percorso di vita, il meraviglioso pianeta sul quale vivo la cui celebrazione è obiettivo specifico del mio scrivere e infine tutte le persone che grazie a questo blog ho avuto la fortuna di incontrare in questi mesi, tutti coloro che hanno la voglia e la pazienza di leggermi e che “ad ora incerta” aggiungono parole loro alle mie rendendo questa sinergia veramente magica.

Non so cosa mi riserva il futuro (e a chi è dato saperlo?), io mi sa che continuo a scrivere.

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14 pensieri su “Un anno: ulteriori ragioni per questo blog

          1. Ma infatti devi scrivere quando sei ispirato…Il blog non impone nulla. Anche i lettori hanno altro da fare, vivono anche loro come te, a loro volta hanno un blog magari. Anzi, se scrivi tanto, uno poi non riesce a seguirti sempre. O no?

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  1. Il giorno in cui deciderai di chiudere il blog ti verrò a manifestare sotto casa!
    Non so cosa darei per essere uno scrittore prolifico e di qualità come te, anche se pure io non scherzo in quanto a popolarità (posso vantare ben due visite dallo SRI LANKA e una dalla BOLIVIA!).

    Smanettare con le statistiche è interessante, anche se scrivere articoli lavorando sulle parole più gettonate sui motori di ricerca, ficcandole negli articoli a tutti i costi, come fanno alcuni, credo snaturi l’essenza stessa del fare blogging.
    Condivido ancora una volta il tuo pensiero.
    Credo che sia proprio quando si scrive solo per se’ stessi, fregandosene (in senso buono) dell'”audience”, che inaspettatamente i risultati e le soddisfazioni arrivano, e si stringono amicizie, e si conoscono persone fantastiche.

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