Caro Marco forse oggi non è un giorno da celebrare. E’ però un giorno buono per fare regali.

Ti voglio fare un regalo. Mi voglio fare un regalo.

Un regalo fuori dal tempo, senza rispetto per le stagioni, che non paghi tributi alla ragione, al senso comune.

Un regalo che non riconosca alla vita titolo per interferire con le nostre vite, che si ponga fuori dagli accadimenti, che ci permetta di farci gioco dell’età e delle ingiurie del tempo.

Caro Amico Mio, “CI” voglio regalare una giornata assieme, un breve ritorno a casa, in una delle pochissime che nella mia vita ho riconosciuta come mia, anche se è tua.

E allora ci sveglieremo in una bella mattina d’estate, di prima estate però. Colazione in terrazza, senza troppe parole. Con i piedi nudi sul pavimento che è già caldo. I giornali, la pigrizia delle prime ore del giorno.

Si decide lentamente, ma si agisce rapidamente. Pochi secondi per infilarsi i costumi e in fretta le scale che portano al mare. Nella microscopica baia. Potrei descrivere uno per uno gli scogli sommersi, il banco di posidonia un po’ più avanti.

Ci sarà Enrico con una delle sue assurde isole galleggianti. Salire e scendere, una nuotata, salire nuovamente. Tempo per discorsi insensati, per risate. La mattina va via in fretta.

E poi le scale per risalire. Il costone eroso sulla sinistra. Traversiamo la stradina e ci immergiamo nel bosco di basilico di Anna. Adesso è estate inoltrata. Oggi pasta al pesto, oppure con i tenerumi. Il pane ad accompagnare la pasta è di rigore, e anche la maglietta a tavola. Anna fa i posti, mi chiede come sto, cosa faccio adesso. Gianni scherza all’altro capo del tavolo. Sono loro.

“Andatevi a corcare”. E non ce lo facciamo ripetere due volte. Ci immergiamo nel vischio di un pomeriggio di settembre. Sappiamo quando andiamo a riposare ma non abbiamo nessuna certezza su quando ci sveglieremo. 

Ma poi ci si sveglia sempre. Potremmo fare una partita a calcio in quel campetto vicino Villa Palagonia, con Roberto che mi guarda incredulo per quanto sono scarso. Oppure ci scegliamo un pomeriggio invernale e andiamo giù in falegnameria da Enrico a guardarlo mentre finge di lavorare alle nostre cornici che non finirà mai. Oppure possiamo farla grossa e tornare bambini, in un tempo in cui tu non avevi ancora impresso in me il tuo sigillo, perché vorrei tanto che mi conducessi in bici su quell’invisibile sentiero senza pietre che sono certo, adesso, avrai scoperto.

O forse, alla fine, è di un pomeriggio autunnale che abbiamo bisogno. Uno di quelli in cui le cicale ancora friniscono forte fra gli ulivi. Un pomeriggio per me e per te da soli, per parlare, prima una passeggiata fino al faro, poi distesi su due letti dirimpettai, a raccontarci gli scenari di una vita ancora tutta da venire, a disegnare con le voci tutto ciò che adesso ci soffermiamo a scrivere, a commentare precoci rimembranze future.

Ma Enrico già chiama e con lui l’estate. Ed è nuovamente agosto. E’ tempo per una fetta di anguria nella speranza che oggi non finisca in rissa, di un gelato, magari, rigorosamente”nosciola” e poi una pizza in uno dei tanti posti che ogni estate cambiano il loro nome anche se le pizze restano sempre pessime. Mentre la sera si inoltra.

Ancora qualche ora, da strappare alla notte, nuovamente poche parole, le stelle incidono per noi nella volta celeste il racconto di un’estate che finisce.

E noi li, che facciamo finta di niente.

Buona notte e buon giorno, buona estate, buon autunno, buon inverno Amico Mio.

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2 pensieri su “Per aspera ad Aspra

  1. L’ha ribloggato su Omologazione Non Richiestae ha commentato:
    Ti leggo, più che altro ti bevo. Lentamente che poi passa tutto in fretta. Ti taliu.. le scogliere di Capo Zafferano, l’estate da qui ad un là infinito. Me le cerco le occasioni di chiudere la mia vecchiaia per ricominciare da capo, perchè mi hai fatto rivedere da vicino gli astri e le asperità adesso sembrano una discesa verso il mare. Me la sono cercata e ti ribloggo così mi leggo anche altrove davanti al mare.

    Mi piace

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