Ieri sera ho cantato nuovamente per loro. Non lo facevo da anni. Non lo avevo fatto mai da quando esistono all’interno della medesima dimensione spazio temporale.

Ho cantato “Incontro” di Francesco Guccini. Lo so che non è una ninna nanna anche se qualche maligno penserà che visto che Guccini è veramente soporifero allora…

Non so perché ho cominciato, non so perché ho ricominciato.

Dopo poche parole il piccolo mi ha intimato di smettere. Io ho continuato. Lui ha taciuto e arrivati a quando la città è “straniera e incredibile e fredda” lui già dormiva.

Il grande, reduce da una serata difficile, mi guardava dall’altro lettino senza dire nulla.

“Come un istante dejà vu, obra della gioventù, ci circondava la nebbia”.

Ho pure concluso con l’accompagnamento musicale finale.

Lui inaspettatamente mi ha detto: “Papà è bella questa canzone”.

Mi sono alzato e gli ho chiesto se gli andava che mi stendessi un po’ con lui. Ha scansato le coperte e mi ha detto “papà questo letto sarà sempre disponibile per te”, ha detto proprio così “sarà sempre disponibile”.

Mentre mi distendevo mi chiedevo quanto durerà questa promessa.

Poi lo ho abbracciato da dietro, stringendogli il polso.

Nei pochi secondi che hanno preceduto il sonno ho pensato che magari l’indomani sera avrei potuto cantargli “Dal buio” di Marco Masini. Sto allevando poeti depressi.

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2 pensieri su “Incontro

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