Allora, quando il Signore mise gli Amorrei nelle mani degli Israeliti, Giosuè disse al Signore sotto gli occhi di Israele: «Sole, fèrmati in Gàbaon e tu, luna, sulla valle di Aialon». Si fermò il sole e la luna rimase immobile finché il popolo non si vendicò dei nemici. Non è forse scritto nel libro del Giusto: “Stette fermo il sole in mezzo al cielo e non si affrettò a calare quasi un giorno intero. Non ci fu giorno come quello, né prima né dopo, perché aveva ascoltato il Signore la voce d’un uomo, perché il Signore combatteva per Israele”?

(Gs, 10:12-14)

Ho già scritto in questo blog che sono un contadino impaziente. Incapace di attendere il tempo del raccolto finisco per nutrirmi di germogli. Questo è vero per tante cose e certe volte, temo, anche per quanto riguarda l’educazione dei miei figli.

Il fatto è che ho avuto tanto tempo per pensare a lui, tanto tempo per immaginarmelo, per fare programmi e quindi, quando Zaccheo è nato e poi ha cominciato a crescere, temo di avere bruciato un po’ le tappe.

Ha visto troppo presto tutta la saga di Star Wars, troppo presto quella del Signore degli Anelli, forse siamo andati che era ancora troppo piccolo, al Museo di Storia Naturale di Londra, forse è venuto in Tanzania con noi la prima volta troppo presto. Le sue prime escursioni sui monti dello Scilliar o quelli siciliani sono avvenute forse troppo presto.

Adesso non so se questa “precocità indotta” darà frutti di ritorno, di quelli che non ti aspetti e che ti ritrovi li, sul ramo, in una stagione di mezzo. Di sicuro hanno prodotto nella mente del mio Ragazzo una strana serie di cortocircuiti che spero non generino alla lunga un incremento di reddito nella già benestante classe di coloro che si occupano del disagio mentale.

Un esempio è quello che riguarda il film “The Truman Show“, in assoluto uno dei miei film preferiti. Anche quello lo ha visto la prima volta che era piccolo e adesso di tanto in tanto mi fa strani discorsi. Dice che a volte si sente proprio come il protagonista del film, ha la sensazione che il mondo attorno a lui sia tutta una finzione e che si sente circondato da attori e non da persone vere. Mi puzza tanto di discorsi che facevo tanti anni fa, un po’ più grande di lui, in una fase di relativismo cosmico durante la quale una delle mie frasi di maggiore effetto era: “tanto lo so che adesso appena giro l’angolo e io non guardo più quello che sto guardando adesso…tutto scompare”. Afflitto dalla mia “Sindrome di Matrix” banalizzavo così un concetto filosofico fondamentale secondo il quale non è l’universo a modellare la nostra percezione, ma la nostra percezione che modella l’universo.

Mio padre, un po’ a corto di formazione psicologica, in un tempo nel quale ci si vergognava persino a “portare il bambino” dal pediatra, pensò di bene di farmi parlare con un suo amico sacerdote. Il risultato fu che quello gli disse che io ero un caso disperato e io ruppi con la divinità per molti anni a venire.

Ora: stamattina ci aggiriamo per la cucina. Io nel mio consueto stato euforico post sveglia, lui in stato catatonico della serie “sfioratemi e vi mangio con tutte le scarpe”.

Annuncio alla famiglia: lo sapete che domenica cambia l’ora? Lui sembra venire fuori dal suo stato e mi chiede che storia è questa del cambio dell’ora. Io glielo spiego. Di ora ce ne è una sola…spostiamo solo le lancette per avere più luce la mattina…è una questione che ha anche a che fare con il risparmio energetico…la terra fa comunque sempre lo stesso percorso attorno al sole…e comunque l’ora di prima era quella strana…mentre quella che arriva adesso è quella giusta.

Ci pensa su un attimo e mi dice: “lo vedi papà che ho ragione quando ti dico che viviamo dentro il Truman Show?”.

Posso solo confermare la sua preoccupazione. Visto che non abitiamo il tempo in cui esiste un Giosuè capace di fermare il sole in cielo, lasciamo al legislatore il compito di alterare il corso del tempo, di spostarci prima in una dimensione estiva che niente ha a che fare con il normale dipanarsi delle stagioni quanto piuttosto con un direttorio terrestre che dopo averci inurbato decide anche per noi il ritmo del giorno, per poi farci ripiombare improvvisamente in una traumatica dimensione invernale.

Forse anche con l’invenzione dell’ora legale è cominciato il nostro distacco dall’ambiente naturale.

 

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11 pensieri su “Come gli Amorrei

  1. A volte anch’io ho il dubbio di aver fatto fare troppo presto a mio figlio cose non “da bambino”. Finora non ne ha risentito, pare, ma non si sa mai. L’ambiente naturale non esiste più… forse è rimasto in Tanzania, ma qua ce n’è pochino…

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      1. Verissimo. Ma ormai diamo tutto per assodato, è così perché è così… a parlare di certe cose si passa per conservatori o nostalgici, e certo se per progresso si intende supermercati aperti eternamente e autostrade fin sotto casa, non può essere che così…

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  2. Dell’educazione troppo precoce son già preoccupata per mio nipote di 4 mesi…
    Mi son chiesa quali ripercussioni avrà…
    Io veglierò, per quanto mi sarà possibile, affinchè viva da bambino con fantasia e non si imbottisca di contenuti in modo esagerato.
    Volere il bene dei nostri cari è anche questo. Rispettarne i tempi e non far fare a loro quello che noi non siamo , magari, riusciti a fare…
    Le conquiste son tali quando son spontanee.
    Questa è la mia idea, Francesco, per carità

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