A tutti quelli che c’erano. A tutti quelli che non c’erano ma che erano comunque “presenti”. A tutti quelli che non sono potuti venire.

A tutti quelli che non ci sono più perché è così che funziona la vita. A tutti quelli che ci sono di più anche se non si capisce come facciano.

A tutti quelli che ci sono stati tutto il tempo. A tutti quelli che ci sono stati per quanto hanno potuto. A tutti quelli che avrebbero voluto esserci di più.

A tutti quelli che hanno detto qualche cosa. A tutti quelli che sono stati zitti per tutto il tempo. A tutti quelli che hanno parlato troppo e avrebbero voluto farlo di meno.

A tutti quelli che sono stati seduti troppo tempo. A tutti quelli che non si sono fermati un attimo. A tutti quelli il cui pensiero volava lontano.

A tutti quelli che sono venuti da così lontano. A tutti quelli che già a quel “lontano” sono tornati. A tutti quelli che non si muoveranno mai da qui.

A tutti quelli che hanno compreso una cosa nuova. A tutti quelli che di “questi pazzi” non hanno capito quasi nulla. A tutti quelli che continuano a non capire.

A tutti quelli che ieri si sono sentiti meno buoni. A tutti quelli che buoni non si sono sentiti mai. A tutti quelli che buono non è “uno” ma è buono stare assieme.

A tutti noi, alla fine, dedico una poesia. Lo so che finisco sempre per proporre le stesse cose, fatto sta che sembra che io abbia poco tempo anche per scoprirne di nuove. Fatto sta che quelle che ho scoperto mi sembrano tanto belle che a volte ho voglia di condividerle nuovamente. Fatto sta che questa poesia, che oggi dedico a “tutti quelli”, mi sembra che Primo levi, in una specie di reminiscenza futura, la abbia scritta per noi: lui reduce dal suo inferno, noi da quel “paradiso modesto” che è il meglio che ci sia dato di fare assieme.

… Ma quando poi cominciammo a cantare
Le buone nostre canzoni insensate,
Allora avvenne che tutte le cose
Furono ancora com’erano state.
Un giorno non fu che un giorno:
Sette fanno una settimana.
Cosa cattiva ci parve uccidere;
Morire, una cosa lontana.
E i mesi passano piuttosto rapidi,
Ma davanti ne abbiamo tanti!
Fummo di nuovo soltanto giovani:
Non martiri, non infami, non santi.
Questo ed altro ci veniva in mente
Mentre continuavamo a cantare;
Ma erano cose come le nuvole,
E difficili da spiegare“.

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2 pensieri su “Non martiri, non infami, non santi

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