Era il 1988 e mi trovavo in Malesia impegnato in quella che allora si chiamava “Operation Raleigh“. Per la precisione a  Johor Bahru in attesa di un’imbarcazione che ci portasse sull’isola, allora deserta, di Tinggi. Poche ore per fare la spesa che ci avrebbe evitato un mese di Razioni Raven, mitiche razioni militari all’interno delle quali anche le pessime barrette Mars erano scadute da mesi. La parte britannica del contingente si occupò naturalmente della parte alcoolica dei rifornimenti, agli altri, fra cui io, spettò la parte alimentare.

In un improbabile mercatino, dentro un improbabile botteguccia, acquistammo, fra le altre cose, un “fusto” di crakers. Considerati i presupposti e a giudicare dall’aspetto, non promettevano nulla di buona, ma quello c’era e quello prendemmo.

Avrei ripreso contatto con il fusto qualche giorno dopo, quando, a causa di un mal d’orecchio, mi tenni lontano dalle immersioni sulla barriera corallina per un po’.

Quel giorno allora, solo al campo, mi preparai un pranzo di qualità. Noodles istantanei con fungi in scatola e pesce appena pescato. Accompagnai il tutto con i crakers. Quale sorpresa appena aprii il fusto! Intanto si sprigionava un profumino invitantissimo e poi i crakers, ai quali fino ad un secondo prima non avrei dato una lira, erano fragranti e friabili come appena sfornati.

Senza saperlo, venivo in quel momento per la prima volta in contatto con l’olio di palma che, solo molti anni dopo, sarebbe diventato un elemento significativo della dieta di molti anche qui in Italia.

Io che ero abituato ai nostri crakers di allora, stopposi e insipidi, improvvisamente avevo scoperto un nuovo gusto che non avrei dimenticato.

Da qualche giorno subiamo un “bombardamento di ritorno”. Tutte le grandi aziende italiane che fanno prodotti da forno ci tengono a farci sapere che loro sono le prime ad avere eliminato del tutto l’olio di palma dai loro prodotti.

Deve essere una grande soddisfazione per coloro che avevano fatto della questione “olio di palma” la battaglia della loro vita. Negli ultimi anni ho visto interi siti, blog, pagine facebook, dedicati all’argomento e immagino che questa debba essere considerata una bella vittoria.

Il mio essere però tendenzialmente dubitativo mi porta a pormi due domande.

Ma questi signori, che adesso strombazzano a tutto spot il fatto che nei loro prodotti non c’è l’olio di palma, perché non hanno ritenuto opportuno fare lo stesso sforzo comunicativo nel momento in cui hanno cominciato ad usarlo?

Ma soprattutto: adesso che hanno indotto in noi un nuovo bisogno che sta nel desiderare prodotti con caratteristiche organolettiche che solo l’olio di palma è in condizione di conferire, che cosa utilizzeranno in sostituzione senza dircelo?

Cari nemici dell’olio di palma mi sa che la battaglia continua.

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5 pensieri su “Buono come l’olio di palma

  1. Sodi…quando hanno detto che è cancerogenot utte le mie amiche sono andate nel panico quindi dolcetti di casa o pasticceria, poi quando hanno detto “senza olio di palma” tutte a comprare il commerciabile e le ditte hanno nuovi introiiti perchè “…si sono adeguate, ditte serie…”…
    Soldi…soldi e sempre soldi.

    Mi piace

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