Negli anni ’90 i miei amici Salvo e Anna mi regalarono il libro di David Le BretonIl Mondo a Piedi“. E’ un libro al quale sono molto affezionato perché ha dato una struttura antropologica, sociologica e filosofica al mio amore per l’escursionismo e perché mi ha fatto scoprire i libri di Le Breton che in tanto altri campi sono stati per me fonte di ispirazione e illuminazione.

In questi giorni sono venuto in possesso di una delle sue ultime opere, pubblicata in Italia nel 2015, dal titolo “Camminare – elogio dei sentieri e della lentezza” che si pone in continuità con l’opera citata in apertura a questo post. E’ anche questo un libro molto bello che mi ha fornito tanti spunti di riflessione, buoni per questo tempo in cui mi accingo a ricominciare a camminare “seriamente”.

Ci sono alcuni passaggi di questo libro che mi hanno colpito particolarmente e che spero possano indurre qualcuno dei lettori di questo post a volere conoscere e leggere il libro per intero.

Voglio offrirli anche come tributo ai miei amici Salvo ed Anna, che in un tempo lontano hanno condiviso con me sentieri (ma continuano a farlo anche adesso…dopo una lunga deviazione) e a mia sorella Claudia con l’augurio che camminando “faccia” la propria strada.

La prima frase estrapolata dal libro la do in forma di corollario. Quelle che seguono invece sono tutte tratte dal capitolo “illuminazioni” e temo che si tratti di frasi veramente “esoteriche” comprensibili fino in fondo solo da coloro che hanno percorso lentamente nel tempo i sentieri. 

“Camminare è inutile come tutte le attività essenziali. Atto superfluo e gratuito, non porta a niente se non a se stessi, dopo innumerevoli deviazioni”.

“Camminare conduce a dei momenti in cui la propria presenza nel mondo raggiunge un culmine sensuale. Nell’ordine familiare del mondo si apre una breccia da cui la grazia trabocca per chi sa riceverla”.

“A Galle, sul confine del continente indiano, Nicolas Bouvier è come sospeso tra i fremiti del mondo, un elemento tra gli altri: <<sentivo delle grida di bambini, molto più su, sulla vecchia pista dei nomadi, e i leggeri smottamenti del ghiaione sotto gli zoccoli di capre invisibili, che risuonavano in eco cristallina per tutto il passo. Passai un’ora buona immobile, ubriaco di quel passaggio apollineo. Davanti a questa prodigiosa incudine di terra e di roccia, il mondo dell’aneddoto era così abolito. La distesa di montagne, il cielo chiaro di dicembre, il tepore di mezzogiorno, il crepitio del narghilè, fino agli spiccioli che mi tintinnavano in tasca, diventavano gli elementi di uno spettacolo al quale ero giunto dopo un’infinità di ostacoli, e in tempo per recitare la mia parte>>”.

“I sensi si mettono in movimento al loro ritmo e si impregnano dei luoghi senza perdersi nell’urgenza. La bellezza del paesaggio obbliga ad alzare gli occhi e a riprendere fiato, a chiedersi per quale fortuna si è lì in quel momento. Alcuni luoghi impongono la necessità della loro presenza, e il loro magnetismo fa avvertire l’impossibilità di essere altrove. Attraversandoli, ci si convince che ci stessero aspettando e che non avevano mai smesso di abitarci”.

Alcuni luoghi possiedono forse una coscienza, e cercano di comunicare al passante il piacere che provano nel vederlo percorrere il loro regno…probabilmente a volte bisogna assistere gli dei, aiutarli a risplendere al momento del nostro passaggio. Bisognava essere lì in quel preciso momento perché il paesaggio raggiungesse la perfezione, con la sensazione che esso stesse aspettando la nostra presenza e che fosse lì solo per noi, come un dono che non si aspetta nulla in cambio se non quel sentimento di pace e alleanza.”.

18 pensieri su “Camminare 2.0

    1. fortunato, si…eppure quello che vuole dire Le Breton (e che io ho avvertito più di una volta) è che se come quel luogo, e la divinità che lo sopraintende, ci aspettasse, ci abitasse prima ancora che noi giungessimo ad abitarlo. E’ come se quel luogo attendesse noi per chiudere il cerchio. Volendo “contaminare” il pensiero di Le Breton con quello di Singer direi che l’Universo aveva compiuto in quel luogo un percorso lungo miliardi di anni in attesa di quel incontro che gli restituisse una ragione d’essere in termini di consapevolezza.

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  1. Stamattina mi è stata di gran beneficio leggerti…
    L’autunno mi sta portando una malinconia e un senso di precarietà che mette in gioco finanche il mio essere qui ed ora.
    Dovrò rileggerti: è terapeutico..
    Amava camminare…fino a quando un mio ginocchio ( a meno che non lo operi) me lo ha impedito.
    Sono stata castrata da questo limite.
    Pochi anni fa, zappando, ho scoperto che non posso usare le braccia che al 40%.
    Il limite mi ossessiona e , credimi, nessuna filosofia o credo può farmici rassegnare.
    Grazie per averci digitato questo passaggio soprattutto

    “Camminare conduce a dei momenti in cui la propria presenza nel mondo raggiunge un culmine sensuale. Nell’ordine familiare del mondo si apre una breccia da cui la grazia trabocca per chi sa riceverla”.

    Non posso che vivere di ricordi di cammini passati e passeggiate lunghe dove sentivo fremere il respiro del cosmo dentro.. ormai…

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