Nutro da sempre una passione sconfinata per Pinocchio. Ogni volta che qualcuno mi chiede “perchè?” io rispondo: “perché io e lui ci assomigliamo“. Dico una bugia.

Dovrei dire piuttosto che vorrei assomigliargli. Che avrei voluto nella mia vita, almeno qualche volta, sbarazzarmi di pezzi del mio “bacchettonismo patologico” e sconfinare senza complessi o sensi di colpa in quel modo di essere “pinocchiesco” che ho sempre ammirato, spesso criticato e del quale non sono mai riuscito ad impossessarmi.

Un Pinocchio mancato insomma. Incapace di fare parlare i livelli più profondi della propria anima (se non in modo autodistruttivo ed implosivo), incapace di percorrere le strade del mondo forte della propria leggerezza ed irresponsabilità (mai veramente acquisite), desideroso di una “redenzione” sempre lontana un palmo dalla sua mano.

Credo che anche il mio ragazzo grande sia in questo molto simile a me. Tanto perfettamente “Pinocchio” è suo fratello minore, quanto costretto dentro se stesso questo mio bambino sempre più uomo ogni giorno che passa.

Ora che la ricerca di me stesso si orienta sempre di più verso Geppetto, forse anche lui dentro di se avverte, magari inconsapevolmente, questa impossibilità di essere altro da se stesso che anch’io mi sono portato dietro per tutta la vita.

Credo che sia questa una delle ragioni per le quali uno dei tanti nostri canali di comunicazione è proprio Pinocchio.

Io nel tempo gli ho lentamente trasferito tutta la mia collezione di Pinocchi che adesso riempie un’intera parete della sua camera e che è sottoposta a continue incursioni predatorie da parte dell’unico vero Pinocchio della casa. Da parte sua uno dei primi regali che mi ha fatto è stata una serie di tre magliette disegnate da lui con Pinocchio, Gatto e Volpe, Grillo e un albero (avrà avuto tre anni).

Ieri poi si è prodotto in una delle sue opere d’arte, didascalica e miniaturistica, come è lui. E’ un opera in quattro cartelle che riporto integralmente in questo post.

A me piace tanto. Racconta una storia nella storia, con una progressione numerica divertente. E d’altra parte serve bene ad illustrare questo mio piccolo “outing”.

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5 pensieri su “Pinocchio c’est moi

  1. E mamma si appresta sempre più a diventare Turchina, un po punitiva all’inizio ma poi disposta a riparare… come una vera mamma siciliana. E tu continuerai a sbucciare pere senza riuscire a mangiare neppure la buccia. Siamo un po Pinocchieschi!

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