Era un tempo in cui le cose non andavano proprio per il verso giusto. Non chiudevano gli amori così come mi sarei aspettato (o per meglio dire come pretendevo che facessero).

Mi affannavo dentro una vita piena di problemi dei quali ero io stesso artefice.

Mi aggiravo per il mondo sulla mia moto muovendomi fisicamente e mentalmente ad una velocità folle ed era inevitabile che qualche cosa avrebbe finito per fermarmi. 

A fermarmi fu un autoarticolato lungo sui 15 metri e che stazzava attorno alle 40 tonnellate.

Una bella sterzata all’angolo fra via Empedocle Restivo e via Campania e la mia gamba destra pensò bene di restare incastrata fra moto e paraurti del pachiderma. “Restare” da intendersi  in senso letterale visto che il “resto” di me invece prosegui per parecchi metri sull’asfalto.

Poche ore dopo mi avrebbero ricondotto a sintesi, nel senso che con abilità inimmaginabile per una struttura sanitaria siciliana (ma a quanto pare il chirurgo veniva da Venezia!!!) riuscirono a riattaccarmi la gamba fuggiasca.

Risale a quel periodo una poesia pubblicata qualche tempo fa e quella che segue. Diciamo che provavo a prenderla con ironia.

Sopra un’isola deserta

Il chiaror di una tempesta

Non guidò retti i miei passi,

Fra l’acquosa folle danza

Inciampai sopra dei sassi.

Proprio allora e d’un sol colpo

S’azzoppò la mia speranza.

Perché andai fra quarzo e lava

A cercare una ragione?

Non ricordo ma in quel posto

Si era usi alla missione,

E non è millanteria,

Dell’amare ad ogni costo.

S’azzoppò la fantasia.

Sopra un prato del Garrone

I miei occhi senza vista

Hanno colto l’occasione

Per gettarmi fuori pista

Sopra un albero si bello

Ma pur sempre troppo duro.

S’è svuotato il mio cervello,

S’è azzoppato il mio futuro.

Per amor di verità,

Per amore di chiarezza,

La mia destra estremità

Ho indagato con tristezza.

“Perché mai nessuno crede

Che sto male, a questa pena?”

“Non è certo in discussione!”

Mi risponde con gran lena

“Per la gente ciò che vale

E’ soltanto ciò che vede”.

A concluder la tenzone,

A dar fede a ciò che pensa

Con estrema coerenza

S’è azzoppato anche il mio piede.

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5 pensieri su “Sopra un isola deserta

  1. Gesùmmmaria…
    Pure nella poesia in versi ti sei lanciato?
    Francè, ma quanto tempo fa è capitato?
    Vorrei chiederti, quanto ti ha cambiato…ma mi pare di scrivere domande invasive…

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  2. Francesco, mi pare che WP abbia ingoiato un mio commento…
    Sarà il caldo o che la piattaforma si è spaventata del tuo incidente?

    p.s. la mia dirimpettaia estiva è figlia di un siciliano.
    Giuro: non lo faccio apposta.

    Mi piace

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