Quando abbiamo cominciato il nostro lavoro di cooperanti con Tulime abbiamo creduto che una buona strategia per avvicinare le persone al nostro modo di vedere la cooperazione, i paesi dove lavoriamo, la relazione con le comunità, fosse quello di proporre i classici campi di volontariato.

Fu un errore madornale. Solo dicendo “campi di volontariato” finivamo per selezionare tutta una serie di romantici avventurieri (nelle intenzioni) convinti che l’Africa stesse aspettando loro per essere salvata (magari non sempre ma quasi sempre). Generalmente finiva poi che erano gli africani a dover salvare da problemi gastrointestinali, malarie varie o semplice inettitudine “volontari” che avrebbero contribuito molto di più e meglio alla causa standosene a casa e dandoci i soldi non spesi del biglietto aereo che invece li aveva portati in Tanzania (i problemi di quel tempo vengono fuori in un racconto già pubblicato su questo blog).

Archiviammo volentieri (soprattutto se si pensa che al tempo quei campi me li sciroppavo io nel ruolo di capo campo) e senza nostalgie la stagione dei “Campi di Volontariato” per provare ad attivare forme di attivazione dei giovani rispetto alle nostre istanze cooperative più consapevoli e supportate che negli anni ci hanno portato ad avviare iniziative come quelle dei “Viaggi Consapevoli”, del “Servizio Volontario Europeo” e dei “Tirocini e Tesi“.

Ognuna di queste si è rivelata iniziativa significativa e fruttuosa rispetto ai nostri obiettivi che sono soprattutto quelli di creare consapevolezza nelle persone e di fidelizzarle ai nostri progetti e alla nostra maniera di fare associazione.

Stefania (che è il nostro coordinatore italiano in Tanzania) ci regala in proposito la riflessione che segue e che secondo me sviluppa ancora una volta la questione, già affrontata prima, dello spazio neutro di negozziazione:

volontari 2

“Ho fatto un calcolo. Da quando ho iniziato il mio percorso con Tulime, nell’aprile 2014, sono stata la tutor di 40 persone fra volontari e tirocinanti. Quasi sempre in gruppo. Ci si potrebbe scrivere una tesi sui gruppi che di volta in volta si formano e si sciolgono a casa Tulime e senz’altro un bravo psicologo avrebbe materiale di studio per decenni. I gruppi di casa Tulime sono davvero particolari, per uno strano fenomeno dopo poche ore il gruppo inizia ad avere anima e carattere propri perché invariabilmente i componenti si influenzano a vicenda, quindi può capitare un gruppo maniaco della pulizia o un gruppo piuttosto sudicio, un gruppo un po’ pigro, un gruppo che passa il tempo a cucinare e così via. Nonostante queste differenze tutti i gruppi, per mal assortiti che possano essere, ad un certo punto passando da insieme di individui a vera e propria famigliola. Credo che questo avvenga perché ognuno di noi porta con sé le proprie forze e debolezze e inevitabilmente si trova a ricoprire dei ruoli, quando qualcuno è malato gli altri diventano medici ed infermieri, ad una crisi di nostalgia corrispondo amici per la pelle e psicologi, in vacanza ci sarà sempre qualcuno che organizza, altri che si lagnano, il mediatore che tenta di pacificare le situazioni estreme e mettere tutti d’accordo sulle attività da fare. All’ interno di un gruppo ci sarà sempre qualcuno più materno e qualcun altro più indipendente. Ogni volontario o tirocinante ha il proprio piano di tirocinio e delle attività concordate ma chiaramente a parte questo trova sempre qualcos’altro da fare a seconda delle proprie capacità e inclinazioni, così nel corso dei mesi abbiamo avuto il tirocinante elettricista, la tirocinante pasticcera, il volontario aggiustatutto, la tirocinante chitarrista, il giocoliere e così via. Io ovviamente mi mescolo con i vari gruppi ma faccio anche un po’ da spettatrice. Si crea un legame particolare perché si vive e si lavora insieme, si viaggia, si affrontano le stesse difficoltà e inevitabilmente gli stati d’animo sono condivisi. C’è poco spazio per la riservatezza a casa Tulime, presto ognuno inizia a raccontare di sé, a volte cose che mai si sarebbe sognato di confidare a dei semi-sconosciuti. Con alcuni gruppi, mi duole ammetterlo ho fatto il conto alla rovescia dei giorni che mancavano alla partenza, altri mi hanno fatto versare fiumi di lacrime e se fosse stato per me li avrei tenuti a casa Tulime per sempre. In ogni caso ogni persona, e ogni gruppo, mi lascia qualcosa. Ancora una volta a costo di sembrare monotona, ho da rallegrarmi per ciò che questo lavoro mi offre ogni giorno, si tratta a volte di insegnamenti pratici veri e propri ad esempio relativamente alla cura dell’orto, ma soprattutto di esperienze di vita. Facciamo un pezzo di strada insieme, e capita che questo piccolo percorso segni profondamente le future scelte degli abitanti di casa Tulime, alcuni di loro li sento spesso, quasi quotidianamente, altri non li sento quasi mai ma quando capita è un continuo di “ti ricordi di quando..” e di “vorrei tanto tornare”. Ecco quel “vorrei tanto tornare” significa che nonostante le micro tragedie legate all’assenza di elettricità, alla costante “ugali e fagioli”, alle diarree e alle febbri, ai trasporti al cardiopalma, quello che resta sono i lati positivi, sono le interazioni con una comunità che ci accoglie come strani “figlioletti” un po’ imbranati, è lo spirito di un’associazione che nel tempo ha costruito la propria identità e si è intrecciata profondamente con il territorio ed i suoi abitanti. E sulla comunità, per rimanere in tema di famiglia, bisogna per forza aggiungere qualcosa: ci troviamo ad avere una costellazione di mamme, papà, fratelli e sorelle. Innanzitutto Mama Novetha. Mama Novetha che mi aspetta quando sa che tornerò con il nuovo gruppo, i volontari scendono dal fuori strada sconvolti dal viaggio, stanchi e sporchi, si guardano intorno ma di fatto è buio pesto, quindi lei arriva e li abbraccia, li abbraccia si, e loro sanno che qualsiasi cosa troveranno in mezzo al buio sarà comunque casa. Quell’abbraccio di benvenuto è solo l’inizio, Mama Novetha infatti si impegna a spronare i nuovi arrivati ad imparare presto lo swahili, li coinvolge nella lavorazione dei vasi, fornisce acqua calda a volontà e panini profumati e pure lei finisce dentro il gruppo. Una cosa che mi rende sempre molto felice è l’invito ai matrimoni, sulla lista degli invitati Mama Novetha, e noi abitanti di casa Tulime veniamo registrati come famiglia Tulime, è così che ci vedono anche dall’esterno. Ci sono poi Mr Mazengo e sua moglie Lucy anche loro abbracciatori seriali, anche loro contribuiscono a costruire quella sensazione di benvenuto e di casa. I frati si impegnano a modo loro, Pier Battista gli racconta barzellette e fa gli indovinelli, Fra Nicola e Fra Seba ci invitano a cena, Fra Paolo tempra l’autocontrollo costringendoli a viaggi in auto da brivido. Poi c’è il mondo sartoria con Kizito, Regina e Annunziata, ci sono i collaboratori di Mawaki, c’è Abisai che con il suo linguaggio misto di parole inventante, italiano e swahili confonde le idee e rende la comprensione linguistica un vero e proprio miracolo. Ilomo aggiusta le biciclette e offre lezioni di mungitura, saltuariamente si occupa anche di eliminare eventuali minacce quali ragni e scarafaggi. Poi ci sono Deo e Novetha figure quasi mitologiche perché non vivono a casa Tulime, non si vedono spesso ma vengono continuamente citate. Sicuramente ne ho dimenticato tanti di questi familiari acquisiti e l’elenco sarebbe chilometrico ma credo che renda comunque l’idea dell’atmosfera di casa in cui viviamo. A casa adesso siamo in 8, io, Elisa, Alice, Raffaela, Francesca, Martina, Alessandro e Niccolò, questa famiglia si scioglierà a ottobre, ma probabilmente continuerà a vivere sotto forma di gruppo su whatsapp perché prima o poi tutti hanno l’esigenza di rivivere anche con una chiacchierata, con un po’ di malinconia quella che, nel bene e nel male, si rivela un’esperienza che lascia molto più di quanto ci si aspetti.

Voglio concludere dicendo che, nonostante non mi lasci andare spesso a considerazioni così sdolcinate, vi ringrazio tutti perché in mille modi differenti mi avete lasciato un pezzetto di voi e i passi mossi insieme hanno arricchito la mia vita. Grazie davvero”.

Volontari 3

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