Signore Padre Amato,

siccome si sta facendo tardi e già l’aria è pervasa dell’odore antico dei sarmenti bruciati, avrei per te alcune richieste.

Non tenterò di avanzare pretese impossibili. Non proverò a scroccarti un solo secondo in più di tutti quelli che hai già previsto per me. Niente proposte inaccettabili circa l’attribuzione di ulteriori risorse che io non mi sia meritato o non abbia contribuito seriamente a produrre.

Solo sei cose ti chiedo (solo!).

Per questi miei occhi che sento indebolirsi ogni giorno e che si accompagnano sempre più spesso con un paio di occhiali, ti chiedo Signore qualche bastoncello e cono in più. Dovessi trovartene qualcuno che ti avanza io volentieri li aggiungerei ai miei. Bastoncelli per cogliere meglio i fugaci abitatori della notte e per potere dire ancora ai miei bambini che riesco anch’io, magari con la coda dell’occhio, a vedere Mizar e che quindi ho superato nuovamente “la prova”, senza barare troppo. Coni per cogliere tutti i dettagli di una giornata limpida come quella di ieri con il mare violaceo reduce dalla tempesta e il cielo cobalto a incoronare i monti, per non perderne alcuno e trasferirli così nel mio cuore e nelle mie parole.

Per queste mie orecchie così pronte un tempo ad ascoltare e a “selezionare” e che adesso sembrano sentire di più ma senza essere capaci di opporre filtri, ti chiedo signore qualcosa che renda pervia la conduzione del suono fra l’incudine, il martello e la staffa. Un lubrificante di nuova generazione o anche un piccolo miracolo (che mi impegno sin da adesso a non rivelare) che faciliti la relazione e che dritti conduca, anche i suoni più gentili, al centro del mio timpano. Affinché il pioppo tremulo non smetta di dedicarmi il suo canto, il fiume mi doni ancora a lungo la sua musica liquida, il vento mi accompagni e riempia i miei circonvoluti padiglioni della sua melodia.

Per questa mia bocca che pur di non riconoscere la sua acquisita debolezza è disposta a pensare che le cose stiano perdendo il proprio sapore, ti chiedo Signore qualche papilla gustativa da aggiungere a quelle che troppo peperoncino rosso hanno subito in tutti questi anni. Ché l’albicocco tardivo in fondo al giardino ha ancora frutti da donarmi e amici ancora cibi da farmi scoprire e Veronica, sul grande quaderno dei nostri giorni, già sta disegnando nuove pietanze alle quali non intendo rinunciare.

Per questo mio naso che ho sempre tenuto da conto forse più di qualunque altro mio senso, ti chiedo Signore una ulteriore fornitura di chemorecettori. Di quelli che avevo tu sai che ne ho fatto buon uso. Ho odorato tutto ciò che sembrava potesse avere un odore, e in ciò credo di avere onorato la tua creazione riconoscendo più profumi che puzze e attribuendo anche a quelle un valore e un senso. Non so che farei se un giorno non potessi più sentire il profumo che fa il rametto di Melissa che Cesare ha raccolto per me, o l’odore dolce della salsapariglia in quella discesa settembrina che conduce alla Cala della Disa, o non potessi più riconoscere il dono che i nespoli mi rinnovano ad ogni novembre negli anfratti più improbabili della mia città.

Per queste mie mani, per questa mia pelle, per questi miei piedi, che da sempre offro, il più nudo possibile, al contatto con le cose, ti chiedo Signore di non lesinarmi i corpuscoli del Ruffini e di Meissner, abbonda pure con i corpuscoli del Pacini e tanto per mostrarti la mia buona volontà ti dico pure di non risparmiarmi un ulteriore fornitura di cellule di Merkel (che guarda caso sono quelle che ci fanno sentire il dolore). Fammi sentire ancora più forte la corteccia ruvida degli alberi sul volto quando mi offro alle prese in giro dei miei figli, e li abbraccio. Fammi sentire la terra sotto i piedi, il calore che il sole ha lasciato sui muri, la carezza di mia moglie sul collo mentre guido.

Per questo mio corpo che in questo angolo dell’Universo ancora vive, che in esso vede, sente, gusta, odora, tocca e profondamente ogni momento si percepisce, ti chiedo Signore che la mia propriocezione mi renda ogni giorno più consapevole, ogni momento più grato, ad ogni passo più in equilibrio con il mondo. Faccia di me stella marina con il suo centro ovunque individui un centro e aperta in tutte le direzioni a cogliere ogni singolo stimolo. Faccia di me portiere nel secondo prima che l’avversario batta il rigore, immobile sulla linea di porta nella piena consapevolezza di chi ha ricevuto un compito importante ed è pronto a rispondere, gettandosi in qualunque direzione la palla arrivi. 

E donami infine un altro pomeriggio, alla fine di una giornata di giochi e di risa con i miei bambini, nel quale distenderci tutti, ancora sudati e singhiozzanti, a pancia all’aria sull’erba fresca, con le braccia aperte come ali e percepire, con chiarezza percepire, il nostro pianeta che precipita assieme al suo sole attraverso lo spazio infinito. E noi ad esso incollati.

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21 pensieri su “Preghiera dei sei sensi

  1. Su sensi acuti come i tuoi devo preoccuparmi se il Padre ascolterà queste tue richieste. Come farò ad origliare i segreti ai bambini su quanto è pasticcione questo papà? E come farò a non svegliarti con le carezzine della mia rara insonnia mentre tu ti addormenti prima? Bei guai!

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