Scrivere è doloroso. L’atto in se ti da un momentaneo sollievo ma dopo ti lascia stracco, secco, con la sensazione che non tornerà mai pioggia a ripascere le fonti.

Poi ogni mattina ripercorro la strada che conduce al mio ufficio. E vedo nuvole rotolare sui monti e l’Isola delle Femmine immersa nella tempesta o annegata dalla bonaccia.

E allora mi guardo dentro e scorgo nuovamente piccole pozze di acqua limpida a nutrire germogli fra le pieghe della mia anima.

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16 pensieri su “Scrivere

          1. Dico così per esperienza personale e per esserci già passato da quella fase in cui ti riempi di dubbi circa il futuro del proprio scrivere…mi capiterà ancora? ho esaurito tutte le idee! sarò ancora in grado di scrivere?… ormai sono 44 anni che scrivo e mi sono temporaneamente fermato solo poche volte, come se avessi avuto il bisogno di ricaricarmi…poi le parole sono nuovamente sgorgate da se 😊

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            1. io invece nel mio scrivere “ad ora incerta” non no mai scritto veramente. E’ come se avessi cominciato a farlo realmente da qualche mese a questa parte, da quando è cominciata l’esperienza di questo blog, e mi vivo in pieno tutti questi dubbi e queste preoccupazioni…insieme a svariate altre…

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  1. Tu sai che io credo che invece ci arricchisca, e sia proprio scrivere a far rinascere l’acqua. Credo che la spossatezza derivi dal fatto di essere in contatto più immediato e profondo con le nostre emozioni di quanto avvenga di solito, e questo certo è faticoso. Ma se non lo facessimo ci inaridiremmo di più, non di meno. Scrivere è un dolore bellissimo e fertile

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  2. quando non sai più cosa scrivere prendi carta e penna e fai partire un cronometro … 10 minuti per esempio … poi scrivi tutto quello che ti passa per la testa, senza fermarti mai. se non ti viene nulla ripeti sempre l’ultima parola … vedrai … esce di tutto.

    (il mio ultimo post, quello sulla betulla, é nato proprio così)

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      1. dipende come lo prendi. se lo fai con lo spirito giusto a me non sembra niente d’altro che trascrivere i pensieri che comunque già ci sono

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          1. diciamo un “arare” il terreno. poi da tutto quello che esce, anche e soprattutto cose senza senso, hai la possibilità di scegliere cosa far crescere.

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  3. sento molto queste tue osservazioni e spesso mi dico cose simili in luoghi diversi, tra le diverse pieghe della mia persona. A volte sembra che dalla scrittura si esca pieni e vuoti al tempo stesso, e come stanchi, con quella stanchezza bella, ma anche dura, dopo una giornata nei campi, talvolta una notte di pesca, tra la burrasca. Eppure la scrittura messa lì, guardata lì ferma, e tu rimasto lì, anche tu fermo, un attimo fermo, ti pare, a me pare, che non riuscirò più a scrivere un rigo, e quando riaccade ha qualcosa di miracoloso, qualcosa che avviene in te, ma anche fuori da te; proviene da un ascolto, consapevole o inconsapevole dell’esistenza. Un miracolare, anche se non sei religioso in quel senso dell’adesione a un credo. Non so se riesco ad esprimermi. Ma mi faceva piacere lasciarti questo mio pensiero rispetto a quello che hai scritto. Come solito mio: un pensiero sgrammaticato

    alla prossima!

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