Da poco ritornato dall’Isola del Vento. Dieci giorni sempre troppo brevi fra capperi, passito, mare, dammusi, sentieri.

E il mio amico Giovanni come sempre perfetto interprete naturale di tutto ciò.

Ospite gentile nella sua casa di Bugeber. Prodigo mescitore di vini deliziosi. Rivelatore di angoli segreti nei quali andare a raccogliere capperi. Intrepido esploratore di numeri dispari ai quali assegnare ogni volta significati speciali. Gradito invasore “ad ora incerta” per consumare assieme brandelli di tempo in conversazioni delle quali non siamo mai stanchi.

Arriva con una bottiglia, alcune storie, una manciata di minuti, tra una raccolta di capperi e una riunione fra ambientalisti.

Per prendere sempre qualche cosa, per dimenticare sempre qualche cosa.

Una tempesta di pensieri e parole alla quale siamo abituati e che ogni volta aggiunge al nostro giorno un sorriso, un’idea, un sapore.

Un pomeriggio fra questi ha vorticato per qualche minuto sul patio davanti al dammuso, all’ombra della palma secolare.

Per poi fuggire, come fa sempre, incalzato da Anna o da qualche impegno (che solo Anna è capace di fargli rispettare evitando ritardi disastrosi).

E mentre la sua “Ape” è già lontana qualche centinaio di metri, già oltre un paio di curve sulla strada che conduce in paese, ci accorgiamo che questa volta ha dimenticato un sacco pieno di “cose importanti” che avrebbe dovuto portare con se al prossimo incontro.

Niente “campo telefonico” a Bugeber per chiamarlo (ci andiamo anche per quello). Che fare?

Cominciamo ad urlare il suo nome, nutrendo poche speranze che ciò possa servire a qualche cosa.

Ci sbagliamo. Il nostro urlo attiva il “Telegrafo dell’Isola”. Il nostro urlo,nonostante si muova in linea retta, rimbalza fra gli agricoltori che in quel momento sono nei campi. Ancora una curva e Giovanni viene letteralmente placcato da uno di questi che non solo lo ferma e ce lo rimanda ma lo redarguisce pure, dicendo che ci sono i suoi amici che si stanno sgolando nel tentativo di fermarlo.

Dopo pochi secondi Giovanni è nuovamente da noi a recuperare il sacchetto dimenticato.

Aveva ragione ancora una volta Primo Levi quando sosteneva che questa idea del telefono cellulare non lo convinceva per nulla.

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