Per dieci giorni ho disertato la rete. Per dieci giorni sono stato in relazione esclusiva con “l’Isola del Vento”, con pochi amici e con la mia famiglia

Solo stamattina ho ripreso contatto con il mio blog, ho riaperto la posta elettronica. In essa ho trovato questo pensiero che Stefania ha voluto condividere con me. Io con coloro che vorranno leggerlo.

Stamattina ho scritto questo pensiero. È banale senz’altro e non sono riuscita a descrivere ciò che ho provato. Lo voglio condividere con te perché credo che il senso profondo di quello che facciamo con Tulime sia anche questo, raccontare ciò che vediamo e che viviamo ogni giorno nella speranza che chi è meno fortunato di noi e non può vederlo con i suoi occhi si senta più vicino, mentalmente almeno, a ciò che gli sembra troppo lontano.

Oggi si festeggia la fine del Ramadan. Io ho il privilegio di trascorrere questo evento all’interno di una comunità musulmana. All’alba mi sono svegliata con il richiamo alla preghiera e dalla finestra ho assistito al radunarsi dei fedeli nei loro abiti lunghi e immacolati e pur non essendo religiosa questa situazione mi ha trasmesso un senso di pace e serenità, la solennità di questo giorno mi ha ricordato le domeniche di Pasqua nel mio paesino in Sardegna in cui il richiamo era la campana ma di fatto si respirava la medesima atmosfera. Ho osservato queste persone recarsi alla moschea, sorridenti e rilassate, seguite subito dopo dai ritardatari, con il passo più svelto per non mancare all’inizio della funzione e il mio primo pensiero ancora offuscato dal sonno è stato “sembra Pasqua”. Negli ultimi tempi, specialmente a causa dei tragici eventi accaduti, si guarda al mondo musulmano con sospetto se va bene, con disprezzo e odio in molti casi, senza prendersi il tempo di capire che non si può e non si deve addossare la colpa per le azioni di un pugno di criminali all’intera comunità musulmana esistente sul pianeta. Lo so è un concetto banale ma purtroppo un po’ incompreso. Mi sento molto fortunata, ancora una volta, perché posso mescolarmi con il resto del mondo, capire dall’interno, essere nella condizione di vedere con i miei occhi, di chiedere spiegazioni e conoscere. Penso che questo faccia la grande differenza: conoscere qualcosa aiuta a superare le paure, a dissolvere i pregiudizi. Non vivrò con il terrore immotivato del prossimo perché parla un’altra lingua, prega un Dio sconosciuto o porta la barba lunga e il turbante perché il prossimo se lo guardo da vicino somiglia proprio tanto a me come il Ramadan somiglia alla Pasqua e Hannukkah somiglia a Natale e così via. In questo giorno di festa voglio augurarmi e augurare a tutti di avere sempre la curiosità di mescolarsi, di viaggiare in lungo e in largo senza mai provare timore, di comprendere e abbracciare ciò che ci sembra diverso perché visto da vicino diverso non è. Eid Mubarak!

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