E’ un tempo nuovo (ogni tempo in fondo lo è). Un tempo nuovo che porta con se novità. Molte cose si rinnovano, ma tante no.

Nel mondo della comunicazione assistiamo ad continuo susseguirsi di novità. Novità tecnologiche, novità filosofiche, novità sociologiche.

Nel campo sociale impariamo ogni giorno a porci nuovi problemi (scoprire le soluzioni a questi problemi è un po’ più difficile) e contemporaneamente a riciclare vecchi modi di fare e di stare assieme, ma anche modi di “non stare assieme”, di “non aggregarsi”, “di non ampliare la propria comunità”.

Le religioni stesse sembrano avvertire con forza questa accelerazione del tempo e sembrano volere rispondere alle nuove richieste e alle nuove istanze, provando anch’esse a reagire in maniera più rapida, ad essere più attuali.

Ciò che sembra non avvertire questo stimolo e che si è cristallizzata in una forma che ancora cinquanta anni fa era innovativa e in qualche modo rivoluzionaria, è la forma di governo che ancora oggi è considerata una conquista  dell’uomo e dei popoli (e in molti paesi una conquista ancora da venire): la Democrazia.

Forse proprio come avviene con le grandi conquiste, una volta ottenute è difficile immaginare che anch’esse, dopo un po’ di tempo e proprio nella necessità che anch’esse facciano i conti con un mondo in rapido cambiamento, possano essere messe in discussione, possano aprirsi al rinnovamento.

Sono tanti gli aspetti della Democrazia che a mio avviso oggi sono entrati in una crisi profonda proprio perché il sistema democratico nel suo complesso non è riuscito ad offrirsi ad una crescita e ad un cambiamento, che pur mantenendo intatti i valori non negoziabili, si aprisse ad una rimodulazione e revisione di alcuni suoi aspetti.

Sarebbero tanti gli esempi che si potrebbero citare ma farò in modo di fare atterrare subito questa lunga premessa (come sempre) sull’esempio del giorno: ci siamo giocati la Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Il fatto è accaduto a seguito dell’utilizzo di uno degli strumenti che nella fase “giovanile” della democrazia in Europa e nel mondo ha sempre rappresentato uno degli strumenti più innovativi di governo dal basso e di ascolto, da parte dei governi, delle istanze che venivano da popolo.  Uno strumento però che più di molti altri ha dimostrato negli decenni seguenti proprio questa sua incapacità di attualizzarsi come diverse vicende nazionali anche molto recenti hanno dimostrato.

Voglio a questo punto metterlo in relazione con un altro di quei diritti fondanti le democrazie di tutto il Pianeta che è il diritto di voto (di cui l’istituto del referendum è d’altra parte uno dei figli).

Innumerevoli sono state le lotte che hanno contribuito ad ampliare il diritto in maniera tale da ricomprendere al proprio interno tutte le categorie che giustamente, attraverso il voto, avrebbero potuto e dovuto rappresentare istanze, idee, bisogni e perché no, sogni.

Adesso io credo che sia tempo di cominciare ad immaginare, almeno a fronte di determinati scenari, una sorta di restringimento del diritto.

Per quale ragione infatti, mi chiedo, su questioni che travalicano abbondantemente il tempo a disposizione di una determinata generazione, quella generazione è chiamata ad esprimersi sul futuro di una scelta o decisione incidendo con il proprio voto nella stessa misura di un’altra persona che appartiene a generazione molto più recente e che per la maggior parte della propria vita di quella decisione o quella scelta potrà beneficiarne o sarà costretto a subirla.

Tanto per spiegarmi meglio: ma è mai possibile che su decisioni come quella appunto di uscire o meno dall’Unione Europea per un intero paese (che poi per la verità i paesi sarebbero quattro) o magari su questioni ambientali che riguarderanno più i nostri figli che noi, i voti degli ottantenni, dei settantenni, dei sessantenni e anche dei cinquantenni come me debbano valere come quello di un ventenne del futuro del quale stiamo discutendo?

Credo veramente che per il futuro (che non si prospetta roseo sotto molti punti di vista) le democrazie di tutto il mondo e la Democrazia in quanto tale (nella riflessione che ogni giorno si offre ai politologi, ai filosofi, ai sociologici e anche alle gente comune) debbano porsi problemi del genere.

Annunci

3 pensieri su “Decisioni generazionali

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...