Signore Padre Amato,

per quando verrà il tempo in cui avrai deciso che il mio giro in questo angolo di universo e in questa forma è finito io a te elevo una preghiera.

Non ti chiedo di conoscere in anticipo la data esatta (anche così non credo che sarei capace di arrivarci preparato), non ti chiedo di allungare ancora un poco il mio tempo, ti chiedo solo, quando sarà venuto il momento, fa che questo arrivi in un giorno come quello che ho vissuto due giorni fa.

Che sia un giorno senza speranza come quello. Un giorno in cui guarderò il termometro dell’auto che segna 48 gradi e ci sarà ancora qualcuno attorno a me che dica che in fondo tre estati fa è già successa una cosa simile, o un politico imbecille che dica che in fondo, a lui, i cambiamenti climatici gli piacciono tanto.

Fa che sia un giorno in cui nuovamente questa isola infelice sia prigioniera del fuoco, perché se non la terra, che è innocente, questo si merita il suo popolo.

Fa che dentro di me ci siano gli stessi sentimenti di quel giorno: la certezza che abbiamo abdicato al nostro ruolo di “occhi dell’universo” per rannicchiarci nel nostro angolo di inconsapevolezza mentre il nostro pianeta muore.

Fammi sentire quel giorno che questa isola è la sintesi dell’umana distrazione, il paradigma stesso del verbo “non abitare”, la storia che più nessuno vuole ascoltare di un uomo che non merita la sua terra.

Perché tutto ciò mi renderà più facile il distacco, perché se il mio tempo fosse finito due giorni fa a farmi male sarebbe stato il perdere le persone care ma poco dolore avrei provato per la perdita di un mondo che abbiamo già perso.

In un giorno come quello sarà più facile, Padre Amato, fare finta che tutto quello che ci hai donato è stato solo un sogno, che tutto ciò che abbiamo perduto solo un’illusione, che tutto ciò che abbiamo distrutto soltanto frutto della nostra immaginazione.

E mentre le fiamme si alzeranno ancora a divorare quel che resta dell’isola/pianeta salirò sul patibolo di una malattia o di una triste vecchiaia.

Conservami per allora voce ed energia sufficienti affinché io possa nell’ultimo momento gridare ai morti, e non ai vivi che morti sono già adesso: “Compagni, io sono l’ultimo!“.

 

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31 pensieri su “Preghiera disperata

  1. L’essere umano è l’unico, fra tutti gli animali, in grado di distruggere, coscientemente, il proprio ambiente, la propria casa, la propria famiglia, in nome di una ragione che crede di avere, ma che ha perduto, più di diecimila anni fa, insieme con i propri istinti primordiali.

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      1. In te parla la rabbia, lo sconforto, l’amarezza.
        La compassione, nel senso etimologico più stretto, è tutta per
        Francesco questa tua preghiera mi straccia le viscere…
        Abbraccio queste tue parole che sono di amore….anche di amore per la Sicilia…
        Da ignorante donna semideficiente lasciami dire che i tuoi conterranei siano così.
        C’è un pregresso, c’è un movente.

        Non si nasce menefreghisti e io non amo la teoria freudiana.
        So che siamo in divenire.
        Lo so che le mie sembrano castronerie, ma sento così e ti lascio questo commento..
        So che da lontano come son io le cose non posso essere nè comprese come te nè conosciute.
        Ma la tua terra è ricca di umanità e io l’ho conosciuta in due donne straordinarie.
        La tua terra, narrata da Verga, Pirandello può essere contraddittoria ma è amata dal Padre Amato .

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  2. Ho dato l’invio inavvertitamente..
    La mia compassione, nel senso etimologico più stretto, è tutta per questa terra che i greci amarono, gli stranieri del Grand Tour adorarono..
    Scusa, ma il coinvolgimento emotivo dato da questa preghiera è forte..

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      1. Ho mantenuto quanto promesso.
        Stavolta credo senza errori perchè ho centellinato parola su parola nella mia esternazione verso la terra che ha dato i natali a geni come Pirandello, Camilleri e tanti altri.
        Ciò non toglie che quanto tu scrivi sia vero.
        Ti ho solo dedicato un post affinchè il vento di speranza venga nutrito..affinchè si possa vedere il bicchiere mezzo pieno, cosa ardua in tante circostanze, Francesco.
        Amo la tua Sicilia; i miei genitori ci son venuti varie volte.
        Di lei amo tanto e spero un giorno di poter visitare almeno il barocco di Noto.

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          1. Francesco, la mia terra e la tua erano governati dallo stesso re e uniti in uno stesso regno e lo sai.
            Quando mi corico la sera mi capita di essere greve nei pensieri, di sentirmi affondare…
            Poi penso alla vita che è nata, il mio nipotino, alla vita che germina in mille modi.
            Io credo che l’amore e la vita vincano la partita a scacchi come Davide vinse Golia.
            Aveva appena una fionda e un sasso.
            Ma confidava.
            Si fidava di una Giustizia e di una promessa.
            Ti e mi auguro di non dimenticare MAI questo episodio della Bibbia.
            Al di là del’essere o meno credenti, esso lancia una messaggio potente.
            Un abbraccio a te e alla tua famiglia

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      2. Esco.
        Leggerai con comodo, Francesco, quanto ho voluto vergare sulla tua terra, conscia del momento tremendo che sta vivendo ed ha vissuto con roghi che si sospetta dolosi.
        Esco, ma porto con me ogni tua parola.
        ( in OT: qua è festa e c’è la banda che suona in piazza…in questi paesi il tempo s’è fermato, sai..)

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        1. Giuliana, questo lo si dice pure dei Napoletani, dai…
          Non me la sento di generalizzare.
          E’ terra di mito la Sicilia ed è mistero, grandezza, miseria e speculazioni edilizie.
          E tanto altro. E di peggio.
          Ma possiamo dimenticare l’animo dei siciliani, della gente comune?
          La mia amica Raffaella ne è esempio.
          Vedova, fa la badante per vivere e ha un mucchio di problemi ( un figlio che stava morendo in un incidente, un altro emigrato in Germania per lavoro…ect) eppure ama fino alla follia la sua famiglia e ognuno che incontra.
          Son io a dirle che deve darsi una calmata.
          Che deve pensare a se stessa.
          Ecco, quando penso alla Sicilia la identifico con Raffaella, la mia Raffaella…
          Notte serena a te

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  3. L’ha ribloggato su Alchimiee ha commentato:
    La Sicilia del post di Francesco è la stessa della letteratura e dell’arte, di Antonelo da Messina, della cinematografia di Visconti, Tornatore, del film di Faenza “I Vicerè” ispirato al genio di Federico de Roberto, dei templi di Agrigento e la Venere di Morgantina..
    Del Cristo Pantocratore di della Cattedrale di Cefalù, delle bellezze paesaggistiche costiere e montane.
    Vorrei visitare la Sicilia che i greci amarono, dove si stanziarono, dove gli arabi e i normanni hanno lasciato testimonianze artistiche e culturali di straordinario interesse internazionale.
    La Sicilia della creatività di Renato Guttuso e Giuseppe Modica…
    Del genio di Filippo Juvarra architetto e scenografo italiano, uno dei principali esponenti del Barocco, che operò per lunghi anni a Torino come architetto di casa Savoia.

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  4. Cara Marzia, quando dico che la Sicilia e’ un paradiso terrestre non mi riferisco solo alle bellezze naturali. La Sicilia e’ da secoli terra d’arte e di cultura, ed io me ne faccio un vanto che le migliori teste siano nate in questa terra e che ancora ce ne siano tante, ma quando dico che i siciliani se ne devono andare, e’ chiaro che parlo di una certa razza (e dico razza in tono dispregiativo) e non certo di Francesco o di tutte le brave ed eccellenti persone come lui. 😘

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  5. Quoto, allora e propongo di farli salire con la forza ed in blocco su una mongolfiera ( forse ce ne vorrebbe più d’una?) e fargli fare il giro del mondo in 1300 giorni…e anche di più
    Sta cuocendo la lasagna, te ne mando virtualmente una bella fetta…
    Te gusta la lasagna?
    😉

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      1. Francè, scusa l’ OT..assai poco consono alla delicatezza dell’argomento, ma so che non me ne vorrai.

        Ho reinterpretato in chiave dietetica la lasagna su nominata che ha impegnato l’ultimo neurone rimastomi vigile
        L’ho testè riferito a mio marito ora nel ruolo di decespugliatore ect.
        Il sant’uomo sta anche zappando ( evento epocale: lui detesta strappar e tagliar erba perchè lei è recidiva. Nella selva oscura che è diventato il mio giardino il mio povero gelsomino è stato aggredito e non ha manco esposto denuncia!).
        In realtà, riguardo alla lasagna il rincoglionimento della senescenza incipiente mi ha fatto dimenticare di comprare il salame a pezzetti..
        Che Dio me la mandi buona…

        Buon pranzo!!!

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