Sul nostro Pianeta ogni giorno, a causa delle nostre azioni e del nostro stile di vita, si estinguono alcune specie animali e vegetali.

Dico alcune perché il numero non è noto visto che neanche le specie estinte lo sono. Questo vuol dire che giornalmente “estinguiamo” specie di animali e piante che non abbiamo ancora scoperto e che non scopriremo mai. 

A tal proposito voglio nuovamente citare l’Enciclica “Laudato Sì“: “Ogni anno scompaiono migliaia di specie vegetali e animali che non potremo più conoscere, che i nostri figli non potranno vedere, perse per sempre“.

A tale affermazione si unisce quella del 24 novembre del 2013 contenuta nell’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” nella quale si dice: “Dio ci ha unito tanto strettamente al mondo che ci circonda che…possiamo lamentare l’estinzione di una specie come fosse una mutilazione“.

Fino a qui la questione riguarda le specie che estinguiamo senza nemmeno sapere che lo stiamo facendo.

Poi c’è quella relativa alle specie che abbiamo estinto sapendo che lo stavamo facendo. La lista purtroppo è lunga anche se nella nostra memoria ne restano solo poche e forse la più rappresentativa (per il fatto che l’animale in questione era veramente buffo) in questo senso è il Dodo.

Ci sono poi le specie che abbiamo estinto e che abbiamo dimenticato, e forse questa fra tutte è la cosa più triste. Invece di creare una specie di santuario nel quale tutte le specie delle quali siamo a conoscenza e che sono scomparse da questo Pianeta e quindi dall’Universo per causa nostra, vengano celebrate; un santuario che rappresenti una sorta di monito, un luogo sempre presente davanti agli occhi e alle coscienze dell’uomo affinché quello che è accaduto non accada mai più, come sempre l’uomo ha preferito dimenticare.

La foto in apertura al post è probabilmente una delle ultime scattate a una coppia di tilacini, uno stupendo marsupiale carnivoro che era nativo di Australia, Nuova Guinea e Tasmania. Grande più o meno come un cane, dotato di una pelliccia a strisce che gli diede il soprannome di “tigre della Tasmania”, questo mammifero scomparve anche a causa della caccia. L’ultimo sopravvissuto, in cattività, è morto nel 1936.

Un pezzo di bellezza (quella vera) per sempre scomparso dall’Universo e inoltre scivolato via anche dalla nostra memoria, di noi uomini che dell’Universo sembreremmo essere gli occhi ed il cervello, e quindi perduto per sempre.

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2 pensieri su “Ciò che l’uomo smarrisce è perduto per sempre

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