Tante sono le cose che si leggono e si ascoltano in questi giorni, riguardanti la vita (anche quella politica) in questa nostra nazione e in Europa, che fanno passare la voglia di leggere e di ascoltare.

Molto raramente mi faccio vincere dalla tentazione del commento. Per lo più preferisco prendere le questioni alla lontana. Costruirci magari sopra un racconto, usare una metafora per arrivarci attraverso vie traverse.

Certe volte però sento forte il bisogno di prendere le questioni di petto. Lo faccio oggi.

Se le generalizzazioni di sapore vagamente giornalistico servono a qualche cosa allora direi di me che sono un “europeista convinto”.

Se d’altra parte stimassi la categoria dei giornalisti più di tanto (e anche questa mia frase si porta dietro tutti i difetti delle generalizzazioni) allora prenderei in prestito una loro frase tipo: “in Europa cresce la voglia di confini”.

La verità è però che il primo reale, profondo e invalicabile confine l’Europa se lo è costruito proprio in seno a se stessa. E’ il confine che divide due generazioni: la generazione pre Erasmus e la generazione post Erasmus.

La verità è che a costruire muri sono i vecchi come me e che io giovani, quelli che non riusciamo più a “incontrare”, di muri non ne vogliono sapere nulla e nel loro nuovo corredo genetico Europeo hanno semmai il carisma dei costruttori di ponti.

La verità è che solo coloro che non hanno più alcuna prospettiva sono propensi a ritenere che chiudendosi nel loro “buco di culo nazionale” (i lettori mi perdoneranno)  potranno fare salve le loro prerogative, mantenere inalterato il proprio “stile di vita”.

Andateglielo a raccontare ai ragazzi che ogni giorno attraversano l’Europa in lungo e in largo, a quelli che parlano le loro 5/6 lingue, a quelli che percorrono il bacino del Mediterraneo come se fosse la loro vasca da bagno, ai giovani impegnati in questo momento in attività di cooperazione (ma anche solo di turismo consapevole) in ogni continente di questo nostro piccolissimo pianeta.

Volete che capiscano di cosa state parlando? Volete che non vi sbattano in faccia l’incoerenza di una generazione che usa come propria bandiera la frase “io a mio figlio lo mando a  studiare all’estero perché è li che sarà il suo futuro” e che poi intende sollevare muri contro i figli degli altri che vengono qui per rivendicare il proprio futuro?

Allora è meglio che ci mettiamo da parte sin da adesso, è meglio, vista l’inefficacia dei muri che vorremmo erigere e l’incapacità congenita a costruire i ponti che dovremmo costruire, che destiniamo il nostro ingegno edile all’unica attività dignitosa che ci resta: cominciamo a  scavarci una bella fossa.

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17 pensieri su “Di confini, muri, ponti e fosse

          1. Rispondo qui all’argomento preso con te altrove..
            La vita mi ha insegnato che si scoprono strade nuove dal (e dopo) il dolore, se riusciamo ad utilizzare la lava incandescente e lasciarla sedimentare..

            Mi piace

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