Ieri è stato il grande giorno: prima Comunione di Zac.

Come famiglia ci abbiamo fatto un figurone: l’unica famiglia “biscazziata” dal sacerdote durante la cerimonia.

In breve.

Cesare (il piccolo) è in possesso di un potentissimo radiofaro che gli permette di individuare con anticipo e con chiarezza le giornate nella quali non sarà il protagonista. Il resto lo fa il suo carattere che lo induce ad assumere un atteggiamento del tipo: “farò di tutto per rovinarvi la giornata“.

In chiesa quindi, a pochi secondi dall’inizio della cerimonia, ha dato avvio a tutte quelle acrobazie fisiche e verbali che lo hanno reso in pochi anni celebre nei vari ospedali, pronto soccorso e guardie mediche della Sicilia occidentale.

Dopo pochi minuti, in cui nel tentativo di placarlo ci facevamo la figura che ci fa il pescatore incompetente nel tentativo di bloccare a mani nude un’anguilla, è intervenuto per la prima volta il Sacerdote invitando il Nostro a non rovinare la cerimonia  a tutti i convenuti ed in particolare a suo fratello che di quel giorno era la “star”. L’intervento ci ha dato una breve tregua per il tempo che va approssimativamente dalla fine della predica al Padre Nostro.

Frase del giorno di Cesare, nel momento in cui il Sacerdote parlava del Sangue di Cristo (con faccia assolutamente non preoccupata quanto piuttosto sinistramente interessata): “Sangue, in che senso sangue?“.

Il secondo figurone lo abbiamo fatto grazie a Zaccheo (il grande nonché il comunicando). Dopo circa un quarto d’ora che Zaccheo intesseva dall’altare, in palese contrasto con l’immobilità quasi ieratica degli altri sei suoi compagni di Comunione, relazioni pubbliche con parenti ed amici, che alla chetichella arrivavano in chiesa, a forza di sbracciamenti, smorfie, ammiccamenti, segnali in codice, ecc., il  Sacerdote ha nuovamente interrotto la funzione per invitare Zaccheo a concentrarsi su di lui e su quello che stava dicendo piuttosto che continuare a comunicare in maniera impropria con il resto dei convenuti.

Insomma è stata per noi genitori di cotali angeli una mattina di belle soddisfazioni.

Per fortuna che poi la giornata è proseguita con una meravigliosa colazione/pranzo/merenda/quasi cena in giardino a cura di una mamma che nei giorni precedenti avevamo dato per dispersa in cucina, allertando anche il soccorso alpino e speleologico.

Forse, ultimo momento in cui i nostri angeli ci hanno dato un brivido, è stato quando Zaccheo al momento dell’apertura dei regali ha ritenuto opportuno correggere un congiuntivo dubbio su uno dei biglietti d’auguri.

Davvero profetico è stato il disegno di Zaccheo, prodotto con la finalità di farne dono agli invitati in forma di “magnete per frigo”, dove tutta la famiglia (compresi galline, gatti e api) vestiamo i panni di angeli, con l’eccezione di Zaccheo e Cesare per i quali sono presenti alcuni dettagli che ne rilevano la vera natura.

 

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15 pensieri su “Quasi angeli

      1. Ti ho già detto che i miei figli si chiamano Angelo ed Emanuele?
        Il primo porta il nome del nonno..
        Se fosse stata femminuccia ( mio marito spera che il nipotino in arrivo sia femminuccia..l’ha persino sognata) l’avrei chiamata Angela, coma la meravigliosa nonna di mio marito nonchè mamma di mia suocera

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  1. Il disegno è delizioso! Mi ricorda com’era mio figlio da piccolo (sui quattro anni). Invitato più volte da me a cantare la canzoncina di Natale quando proprio non ne aveva voglia, intonò: “Piva, piva, è nato Belzebù!” 🙂

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