C’è una possibile evoluzione della frase di Marquez da me tanto amata “Viverla per raccontarla”: “Viverla alla grande per raccontarla attraverso la bellezza delle parole e del disegno”.

Credo che sia questo l’obiettivo centrato da Stefano Faravelli (che solo per il fatto che si fa fotografare su un albero mentre disegna a me fa una grande simpatia).

Di seguito un breve estratto da National Geographic Italia per raccontare lui e le sue opere:

“Stefano Faravelli parte per i suoi viaggi con un bagaglio essenziale: qualche indumento, gli acquerelli Winsor & Newton, una serie di pennelli in pelo di martora e un paio di Moleskine. Ma quando torna a casa la sua valigia custodisce un microcosmo. Faravelli è un esploratore raro, unico nel suo genere, che raccoglie la bellezza e la varietà dei luoghi che visita dipingendole in colorati carnet de voyage, che nel corso degli anni gli stanno permettendo di affermarsi come uno dei più grandi artisti esploratori dei nostri tempi. I suoi acquerelli raccontano lunghe spedizioni in luoghi estremi – nella foresta di Betampona (Madagascar) nel 2013, in barca a vela verso Capo Horn nello scorso febbraio – così come una visita fugace a Tokyo o al Cairo. I suoi quaderni di viaggio su Giappone, Mali, Cina e Madagascar sono stati esposti nelle gallerie di Vienna, Madrid, Parigi, Londra, New York e di molte altre città.

“Fin da piccolo ho sempre subito il fascino dell’avventura, dei luoghi esotici e orientali. Anche se può sembrare una frase fatta, in realtà ho sempre desiderato diventare un esploratore”, spiega Faravelli, torinese classe 1959, “Andavo matto per i libri di Jules Verne e per gli articoli di Walter Bonatti”. Crescendo, ha studiato arte, si è laureato in filosofia e più tardi si è iscritto all’Istituto di Orientalistica per imparare l’arabo. Alla fine ha unito le sue tre inclinazioni, avventura, disegno e speculazione filosofica, e si è fatto peintre savant – così si definisce – spinto da “curiosità, spirito di osservazione e pazienza”.

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4 pensieri su “Viverla per disegnarla

        1. E’ vero, e di questo sono grato alla Divinità e alle persone che hanno permesso questo…la sua è una di quelle cose “altre”…una sliding door che forse in un certo momento della mia vita si è aperta e che io non ho imboccato…è evidente che sono in fase di “riepilogo e riconsiderazione”…

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