Da pochi giorni sono cominciati in Tanzania i nostri workshop che hanno come obiettivo quello di professionalizzare alcune donne di diversi villaggi interessate da fenomeni di forte marginalizzazione dal punto di vista economico, sanitario, sociale, ecc.

Fuori quindi dal linguaggio da progetto per l’Unione Europea i nostri interventi si rivolgono a donne in estrema condizione di povertà (ed estrema in Africa vuol dire estrema!), donne ammalate di AIDS, donne con albinismo.

Ma siccome c’è sempre qualcuno che è “più a sud di noi” e che il vero sud, quello senza speranza, è il meridione dell’intelligenza, del buon senso e della compassione, vi propongo la testimonianza che stamattina mi arriva da Stefania che con Roberta è impegnata da giorni nella preparazione e gestione di questi workshop.  

Solitamente quando mi capita di raccontare della nostra vita e dei nostri progetti in Tanzania mi piace scrivere di cose belle, dei tanti risultati, dei momenti di condivisione e di incontro. Ma naturalmente non è tutto fantastico e alcune situazioni ci ricordano l’esistenza del brutto, del pregiudizio, dell’ignoranza, dell’incapacità di capire le diversità e di conseguenza di rispettare il prossimo indipendentemente dalla sua provenienza o dal suo colore, dalla lingua che parla o dalle sue capacità.

Ieri si è tenuta la prima giornata del workshop di riciclo creativo con scarti sartoriali nell’ambito del Progetto MI.FI.MA, finanziato dalla Chiesa Valdese. Per l’occasione alcune donne con albinismo sono nostre ospiti a Pomerini, oltre a loro partecipano delle ragazze del villaggio con condizioni economiche e familiari particolarmente critiche.

Mentre progettavamo il corso, ci era sembrata una buona idea far partecipare persone con albinismo e persone che invece non sono albine perché, secondo noi, stare tutti seduti allo stesso tavolo a lavorare avrebbe potuto essere un modo per creare integrazione.  Purtroppo è avvenuto tutto il contrario.

Alcune delle ragazze di Pomerini hanno passato il tempo a deridere e offendere le partecipanti albine che naturalmente si sono risentite e hanno chiesto di poter continuare il corso lontano dalle altre.

La prima reazione, non lo nego, è stata quella di cacciarle via in malo modo sperando di non incontrarle un’altra volta ma poi riflettendoci a mente fredda ho pensato che probabilmente sarebbe stato un errore ed un fallimento perché le ragazze del villaggio sarebbero tornate a casa senza aver assolutamente capito per quale ragione fossero state allontanate.

Abbiamo avviato un confronto in cui le nostre ospiti hanno spiegato dettagliatamente alle ragazze di Pomerini come si sono sentite ad essere derise per la loro condizione, che di per sé presenta delle problematiche anche senza l’intervento degli sciocchi. Le ragazze del villaggio si sono scusate e forse hanno sentito un minimo di empatia, un briciolo di vergogna, almeno lo spero. 

Mi chiedo, chi sia la parte svantaggiata in questa storia. Sono le ragazze albine, offese e derise? Oppure sono le ragazze di Pomerini, che guardano il mondo con un filtro di ignoranza e pregiudizio che le fa risultare cattive e molto stupide?“.

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3 pensieri su “Troppi Sud

  1. L’ha ribloggato su Alchimiee ha commentato:
    Prima di allontanarmi ancora, desidero evidenziare un post particolare.
    Leggerlo mi ha aiutata a dimenticarmi: ci ben altre difficoltà, altrove, nelle quali districarsi..
    Ringrazio Francesco di avercene fati partecipi.

    Mi piace

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