Sbagliare. Sbagliare il sentiero e fare un lungo giro attorno ad una collina. Camminare a lungo, il Piccolo davanti che chiama “le balene dell’aria” con il suo microfono fatto con un fiore di finocchio selvatico. Tornare indietro fino a dove abbiamo lasciato l’automobile. Il Grande ci guida, il Piccolo fa finta di cadere ad ogni passo e ride.

Mangiare. Mangiare sul prato l’insalata di riso preparata dalla Mamma. Quella che ci ha insegnato a fare la Zia Vivi. Guardarsi attorno per trovare il sentiero, quello giusto. Mandare il Grande in avanscoperta per essere certi che questa volta sia quello buono.

Scendere. Scendere giù dal sentiero di creta bianca. Immergersi fra le roverelle e i perastri. Lasciarsi invadere, letteralmente invadere, dal profumo che proviene dalle fioriture dei biancospini. Procedere con lentezza, mentre il Grande saltella da un bordo all’altro degli ampi canali scavati dall’acqua sulla strada, e il Piccolo che vorrebbe imitarlo.

Nascondersi. Nascondersi nel cuore di una quercia secolare. Perdersi nel suo abbraccio. Entrare tutti dentro e per un attimo essere a casa, ma a casa veramente.  Poi, ognuno una foto. Una foto Padre e Figli. Una foto Madre e Figli. Se proviamo a fare una foto “Moglie e Marito” naturalmente il Piccolo si mette in mezzo.

Riposare. Riposare finalmente al Santuario. Indescrivibile bellezza distesa su un prato primaverile in un pomeriggio di Aprile sui Sicani. Appoggiare l’orecchio per sentire le pietre che ti parlano. “Cosa dicono le pietre Piccolo?“. Faccia furba: “le pietle dicono che Cesale è un bambino molto buono!“. Poi tutti distesi sull’erba, lo zoccolo di pietra del Santuario come cuscino. Abbiamo dimenticato la coperta. La Mamma sente freddo. Allora tutti abbracciati, e il Grande come coperta (una coperta da 35 Kg!). La meraviglia del calore su di noi: il sole è venuto fuori dalle nuvole. Nuovamente freddo e voglia di stringersi forte: le nuvole hanno coperto nuovamente il sole. 

Tornare. Tornare lentamente stupendosi ad ogni passo che il Piccolo non abbia mai preteso di essere preso in braccio. E poi improvvisamente vederla li fra il prugnolo. E non essere certi all’inizio. E lei che poi si offre. Taglia più volte il sentiero, da destra a sinistra, da sinistra a destra. E poi è li, immobile che ci guarda, ci scruta, ci valuta. Bellissima, con la sua gola fulva, immersa in quell’aria pagana, spirito selvaggio: la martora.

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14 pensieri su “Santuario

  1. bellissima! tempo addietro una martora si è arrampicata su un albero e attraverso i rami è salita sul tetto e poi nella terrazza della mia camera, mi sono alzata sentendo zampettare sulle tegole, ci siamo trovate all’improvviso faccia a faccia. Non so chi delle due abbia avuto più paura!

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      1. io non mi aspettavo certo di trovare una martora in camera, tra l’altro particolarmente grossa, ma ti assicuro, da come e’ schizzata via, che neanche lei si aspettava di incontrare un umano!

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        1. I mustelidi sono esserini molto aggressivi…hanno un metabolismo basale molto accelerato che li rende particolarmente veloci, reattivi e sempre in cerca di cibo…se ti avesse percepito come un reale pericolo non avrebbe esitato ad attaccarti…anche se così piccola

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  2. Un reportage , Francesco, che mi accompagnerà in questa notte che odore di umido e di terra bagnata.
    Sei stato capace di farmi sentire là con voi, persino ad osservare una martora ( cosa che non mi è ancora capitata..volpi, faine ect sì, martore forse non ancora)
    Il Santuario è sui Sicani?

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