Io e Zaccheo siamo anime gemelle. Ero convinto che questa considerazione (che ho preso in prestito dal libro “Io sono Malala”) dovesse fare piacere un po’ a tutti e invece ho la sensazione che non piaccia troppo ne a lui ne a sua madre.

Resta il fatto che io e lui siamo anime gemelle. E succede, ogni tanto, che le anime gemelle convergano in un unico “contenitore” e che divengano un’anima sola. Succede sempre più raramente ma succede.

La verità è che Zaccheo sta diventando grande. Per “salire sul Sicomoro” non ha più bisogno che io o sua madre lo si poggi sul ramo. Sale arrampicandosi con le sue braccia e le sue gambe e noi facciamo finta di non accorgercene, mentre lo guardiamo da sotto. Diciamo: “Zaccheo sta diventando grande” ma lo diciamo senza pensarci su come si dicono le cose fatte di parole troppo pesanti per soppesarle una per una e che invece racchiuse in una frase, per un misterioso gioco di antigravità, si alleggeriscono e diventano sopportabili.

Succede sempre più raramente eppure succede. Fino a ieri lo aiutavamo a fare la doccia ma oramai da mesi fa tutto da solo. Scompare in bagno e ricompare dopo un tempo indefinito, presumibilmente pulito. E’ evidente sia a me che a mia moglie che non esiste una relazione significativa fra la quantità di acqua utilizzata e la quantità di sporco eliminato. Ma va bene così.

Una cosa però ancora gli piace tanto e con occhi “da gatto con gli stivali”, nelle nostre follie serali fatte di emergenza cena, emergenza lavaggi, emergenza compiti, tenta ancora di estorcerla: gli piace che ad asciugargli i capelli siamo noi.

E qui arriva il rito.

Lui si piazza davanti a me o a sua madre, in piedi, nudo come un verme. Poggia la sua testa (a questo punto sul mio petto) e io comincio ad asciugargli quella specie di pelliccia di castoro che ha al posto dei capelli. Il rito nella sua massima espressione prevede che le luci del bagno siano spente e che nessuno parli.

E il tempo si ferma. Per un poco ci fa “questo favore”.

Ogni volta però lui è sempre più alto e io a chiedermi quando lo sarà troppo e supererà il mio petto.

Per allora Mio Adorato ho messo a punto una strategia: prenderemo una sedia e tu ti siederai e faremo finta che sei nuovamente piccolo e ti poggerai nuovamente sulla mia pancia e proveremo a prendere in giro il tempo, fino a che è possibile, fino a quando ce lo permette.

 

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8 pensieri su “Al buio e in silenzio

  1. C’è stato un periodo in cui mio figlio si sentiva così grande che per strada voleva camminare qualche passo avanti a me, per illudersi di essere da solo. Per un po’, perdiamo il piacere dei “rituali” cui, per fortuna, siamo ammessi per qualche anno. ma poi, se tutto va bene, con altre vie di comunicazione più adulte, recuperiamo tutto (e anche di più). Te lo auguro di cuore! 🙂

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