Mia sorella, quella dell’Oboe, scrive sulla sua pagina facebook un tributo ai suoi quattro nipoti. Ci sono dentro due miei figli. Il tributo però va completato perché manca la Grande, la Prima (Cecilia) che in questa sfilata di essere surreali e il più surreale dei personaggi. Sarà mio compito completare il quadro nei giorni che seguono.

Intanto voglio ringraziare mia sorella per l’amore appassionato che nutre nei confronti di questi bambini e per il suo insostituibile ruolo di “collante familiare”.

Zaccheo
E’ stato il primo, nipote s’intende, secondo a Cecilia e secondo di nome.
Medio, lo chiamano i cugini. Io lo chiamo il grandone: perché Zac è nato grande, serio, apparentemente posato.
Lui è capace di clemenza e indignazione, uno sguardo di Zaccheo apre il mondo, dice quello che altri non riuscirebbero a dire con le parole.
Zac recita, è tutto uno stupire, lui così apparentemente introverso e ritroso, ad un tratto diventa qualcun altro, altro da se, parti della sua fantasia; produce personaggi inverosimili e sagaci, io rido a crepapelle, perché riesce sempre a stupirmi.
Zaccheo è la memoria: contiene i ricordi, le informazioni che noi adulti gli passiamo.
E” assetato di ricordi familiari, tutti ovviamente precedenti la sua nascita.
Zaccheo chiede ricordi e li assorbe come fosse la cosa più naturale del mondo.
Li tira fuori, poi, a proposito, quando meno te lo aspetti.
Sa molto più lui, della nostra famiglia, che io.
Zaccheo è un prestigiatore.
Ettore
I cugini lo chiamano il piccolo, ma già dopo di lui ne sono venuti fuori altri due.
Ettore è tutto nei suoi occhi e nelle sue lunghe ciglia.
Nella sua risata contagiosa, nel suo correre, nel suo saltare.
Ettore è quello che la vita ti regala inaspettatamente; è un bambino Ettore, nel suo significato più bello, più puro. E’ lampo, luce, movimento. Ettore vuole ridere, chiama gioia attorno a se, dispensa baci e affetto, si fida del prossimo per intuizione, parla con tutti, è galante, dolce e premuroso.
Divora i fumetti e, talvolta, parla come un cartone. Filtra la realtà a suo modo, fa domande improbabili, riesce a litigare con Cecilia per strani motivi di cui solo loro conoscono il nesso, fa le pulci al mondo, biondo e celeste nutre una gelosia debordante e da maschio siculo nei riguardi di chi ama.
Infine, Ettore è medicina.
Cesare
I cugini lo chiamano Cesarino.
Penultimo.
Credo che abbia trascorso il suo primo anno nell’osservazione di tutto. Era concentratissimo e molto serio. Poi è partito per l’esplorazione, adesso ha unito all’esplorazione (fase che ritengo inesauribile per lui) la narrazione.
Cesare non si ferma mai, cammina, corre, osserva, gioisce e parla pressoché ininterrottamente.
Tre anni e mezzo di passionalità mista ad uno strano distacco che lo rende un esploratore solitario. Puoi accompagnare Cesare in una sua avventura, ma lo stai soltanto accompagnando, lo segui insomma. Decide lui, se averti accanto o meno, il luogo da perlustrare, sia esso vero o immaginario. L’inizio e la fine del viaggio.
Ti ha fatto un dono, se ti ha autorizzato ad andare con lui, e lo sa.
Cesare è un poeta esploratore.
Anna
Annuccia la chiamano i cugini.
Cinque mesi di capelli, caparbietà e guance. Come sua madre da piccola qualche volta si corruccia, uno sguardo serio e pesante di chi pesa a mala pena 5 chili.
Poi Annuccia ride, e lo fa spesso per ora, e diventa un sole piccolo piccolo, lei che è scuretta come un fagiolo.
E’ nata con tanti capelli, più di quanti io ne abbia mai avuti in tutta la mia vita, lo stesso giorno di suo cugino Zaccheo; lei si è presentata puntuale e vispa, come se dicesse: ”Ecco sono qua, che ci trovate di così straordinario. Sono io, sono Anna e adesso è ora che Mamma si prenda cura di me”
Ebbene, aveva questa espressione.
Anna, per adesso, è guance e occhi neri.
Più in là non oso pensare cosa diventerà..

 

9 pensieri su “Ritratto di nipoti

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