Mia madre veniva da un paese dell’entroterra siciliano. Questo paese si chiama Gangi. Era una donna molto emancipata per quel tempo. Non si era laureata solo perché il suo diploma le aveva consentito di cominciare subito il lavoro di maestra, “professione” che amava tantissimo, e perché eravamo arrivati noi figli. Lavorava e aveva sposato un uomo più giovane di lei di 5 anni. Questi (assieme a tante altre sue scelte e caratteristiche), alla fine degli anni ’50, a Palermo, e per una donna che proveniva da un piccolo paese sulle Madonie, erano indiscutibili segni di emancipazione.

Eppure, in quel giorno del 1968, quando un pezzo della mia terra fu devastato dal terremoto, e la città era bloccata in una morsa di traffico, e non era chiaro quali fossero i danni anche a Palermo, e mio padre non tornava, vidi mia madre “fare il nero”.

Non è una scena che si può spiegare. E’ un’azione prolungata di autolesionismo che le donne di questa terra infliggevano (?) a loro stesse quando si trovavano al cospetto di un dolore inaccettabile, di una sofferenza senza soluzione.

Uno strapparsi i capelli, un graffiarsi la faccia, un battersi le gambe e la testa che in me bambino di appena 5 anni produsse un terrore indescrivibile. Mi era quasi impossibile riconoscere in quella figura contorta all’interno del suo stesso dolore mia madre.

Lei, nonostante il suo desiderio di emancipazione, il suo essere una donna moderna in un’isola che cercava la sua nuova storia di modernità, era stata nuovamente raggiunta dal “demone ancestrale”, lo stesso che aveva tormentato nonne e madri prima di lei, e non riusciva ad opporre alcuna resistenza.

Non ricordo se mi è accaduto poi nel tempo di assistere nuovamente a questa scena, se è accaduto il mio “sistema interiore di eliminazione dei ricordi troppo dolorosi” deve averla cancellata.

Oggi però con 31 gradi di temperatura all’esterno, davanti a queste immagini che vengono dai nostri poli (e che dimostrano come la nostra Terra riesca ad essere bella anche in questo momento tragico) io, preso forse da un demone ancora più antico, “faccio il nero” per le sorti di questo nostro pianeta. Incapace di fare altro davanti a tanta sofferenza incompresa e non percepita, incapace di produrre qualunque effetto positivo nonostante tutto la mia intera vita sia stata spesa nel tentativo di cambiare qualche cosa, a me non resta che “fare il nero”.

Allora seduto mi piego su me stesso, comincio ad ondeggiare avanti e indietro, mi batto la testa, mi strappo i capelli, mi graffio il volto, mi lamento e piango.

Mi lamento e piango. Mi lamento e piango. Mi lamento e piango.

Annunci

12 pensieri su “Fare il Nero

  1. io faccio in nero da diverso tempo ormai, incapace di scuotermi da questo nichilismo che mi opprime, il non riuscire a far capire, almeno a chi sta intorno a me, la tragedia che si sta consumando sotto i nostri occhi. Perche’ nessuno capisce che e’ nostra madre che sta morendo? e noi adulti disposti a sopportarne la perdita che eredita’ lasciamo ai nostri figli? verranno a piangere sulle nostre tombe o a farci sopra la pipi’?

    Mi piace

  2. E non possiamo rimuoverla tutta questa sofferenza che ci circonda, né dalla mente né dal posto che abitiamo, che poi è il mondo intero. E ci sentiamo impotenti. E abbiamo bisogno di bellezza che asciughi le lacrime.
    Grazie, molto toccante ed emozionante…

    Mi piace

  3. Hai ragione, è triste. Tanto. E ancora più triste è assistere impotenti a tutto questo e al silenzio rassegnato della maggior parte di noi. Per non parlare del silenzio di comodo del potere.

    Mi piace

    1. e visto il tuo bellissimo post di oggi questo silenzio è ancora più stridente se si pone in relazione al suono del vento…il pianeta continua a tentare di comunicare con noi, e noi non solo non lo capiamo più, non siamo più in grande di decodificarne il messaggio, ma nemmeno più ci sforziamo di comunicare con lui…restiamo in silenzio

      Liked by 1 persona

        1. è invece è solo un silenzio assente, ostinato, irrispettoso…il silenzio di una creatura che ha smesso di comunicare con il suo creatore, che non lo riconosce più come tale perchè pensa di essere lei creatore di se stessa…sono troppo arrabbiato e frustrato…mi dispiace scrivere queste cose senza speranza…

          Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...