Il 13 aprile di 94 anni fa nell’allora Tanganika (quello che oggi è la Tanzania) nasceva Julius Kambarage Nyerere. La sua gente lo avrebbe presto chiamato Mwalimu (che in swahili significa Maestro) riconoscendogli così un primato che a nessun altro uomo sarebbe stato mai riconosciuto nella Tanzania post coloniale.

Di fatto Nyerere è stato assieme a Mandela il politico africano più significativo del ‘900, assumendo nel tempo una minore notorietà a livello internazionale rispetto al suo omologo sudafricano solo perché la storia della Tanzania è stata quella di un paese che, soprattutto grazie al suo Mwalimu, è stato capace di trasformare in risorsa le tante differenze di una terra che conta al suo interno più di cento tribù e di affrontare la transizione post coloniale in maniera pacifica.

Per me Nyerere resta un simbolo e un esempio da seguire. La sua lungimiranza nel prefigurare un socialismo africano tanto inattuabile quanto coerente, il suo scegliere come “quanto” della sua politica pan africana il villaggio considerato, a ragione, unità di partenza, mattone fondamentale che nella sua idea di “Famiglia allargata” (Ujamaa) avrebbe dovuto costituire elemento costitutivo della nuova società tanzaniana, sono per me tutti principi che alimentano la mia idea di cooperazione e in generale di relazione su questo pianeta.

Nyerere nel 1985, diversamente da molti altri capi carismatici in varie parti del mondo, si ritira dalla scena politica.

A me piace ricordare il suo ultimo atto pubblico.

Il suo paese decide di tributargli un grande onore, organizzando una gigantesca parata per salutarlo e ringraziarlo. Il Mwalimu, quando lo viene a sapere, dice di essere molto contento ma chiede un’unica modifica al programma previsto dagli organizzatori: chiede che a sfilare non sia l’esercito, non siano i soldati, non siano mezzi militari; il Mwalimu chiede che a sfilare siano i maestri delle scuole primarie e gli insegnanti delle scuole secondarie.

In questo modo il Mwalimu, che nella sua vita ha ritenuto che il suo paese dovesse investire gran parte delle sue risorse nell’istruzione pubblica e che, grazie a questo, ancora oggi ha tassi di alfabetizzazione altissimi, viene salutato non dal rombo dei carri armati o degli aerei da guerra, ma dal canto di migliaia di maestri che commossi gli sfilano davanti.

Io oggi lo celebro.

 

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11 pensieri su “Il Maestro

  1. È bello ricordare queste figure straordinarie ignorate alla massa. Io fece un post su Thomas Sankara e mi accorsi che non lo conosceva nessuno, penso prima o poi di riprendere questo filone…Hai fatto bene a fare questo scritto, ciao. Giusy

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    1. Figure come quelle di Mandela, Nyerere e Sankara ci fanno capire come se quella del sottosviluppo economico in Africa è probabilmente una legenda da sfatare, è invece sicuramente vero il fatto che la nostra classe politica sia veramente sottosviluppata rispetto a giganti del loro calibro….per il resto noi continuiamo a viaggiare nel nostro “sottosviluppo di provincia” che ci induce a pensare che se domani avremo problemi di traffico a Brennero la colpa e dei migranti…vabbè…

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      1. Scriverò di queste figure straordinarie, il post di Sankara piaque molto…riuscì in quattro anni, a cambiare quel misero paese in “una terra dagli uomini integri”, certamente, si può cambiare il mondo, il problema è che i potenti non lo vogliono. Ciao!

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        1. anche se io sai, a questa cosa dei potenti ci credo poco…io credo molto di più che la colpa sia equamente divisa su ognuno di noi, op almeno su quelli che non intendono privarsi delle loro “cattive abitudini” senza minimamente pensare che queste cattive abitudini in una maniera o nell’altra trovano soddisfazione nel continuo sfruttamento di quella gente e di quei paesi…

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            1. ero più ottimista sul referendum qualche giorno fa…poi ho letto un articolo in cui il buon Renzi dice che se vincono i si lui ritiene opportuno che il governo cada…e quindi è chiaro che lui sa già come andrà il referendum…

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  2. Trovo tristemente emblematico che i nostri media parlino di Africa solo in caso di tragedie, guerre, genocidi e immigrazione. L’Africa, e tu lo sai meglio di me, è un tale mosaico di realtà alcune splendide che andrebbero raccontate tutte. Ma come farebbero i trafficanti di armi, i venditori di parole e gli sfruttatori di materie prime e, perdonami l’espressione, di materiale umano a continuare?
    Un bellissimo e doveroso omaggio il tuo.
    Primula

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    1. E’ proprio così…ciò che si vuole continuare a sfruttare non può essere celebrato…o ne racconti come di un luogo in cui sono commesse tutte le efferatezze o come il contenitore di tutte le miserie…oppure (il tragico effetto Mal d’Africa) come del luogo dalla meravigliosa ed incontaminata natura…chiusi dentro i resort. La gente nemmeno sa che Zanzibar e in Tanzania…

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