Dico e scrivo in continuazione che viviamo in un universo relazionale dove la comunicazione è un imperativo strutturale e strutturante. Senza comunicazione non siamo niente. E questo vale sia quando ci offriamo come riceventi che quando rivendichiamo per noi il ruolo di emittente. Questo blog è una delle innumerevoli dimostrazioni del teorema appena accennato.

Mia madre è, come si dice, una persona di una certa età. Per sua natura curiosa e mentalmente molto dinamica si è aperta con interesse ed entusiasmo a quasi tutte le opportunità che in tema di comunicazione offre il nostro tempo. Utilizza con buona dimestichezza internet, è inserita nel “gruppo familiare whatsapp” anche se ogni tanto dimentica che trattandosi di gruppo a volte certe cose non andrebbero scritte (in questo senso è un killer efferato di sorprese), la tecnologia degli smartphone per lei non ha più misteri. L’unico elemento di debolezza sta nel fatto che non vede più tanto bene e quindi più piccolo è l’hardware sul quale lavora maggiori sono i rischi di incorrere in qualche problema.

Ed eccoci alla cronaca.

Qualche giorno fa decide di chiamare la sua amica L. per farle in anticipo gli auguri di Pasqua. Non ha il numero in memoria e lo digita. Qualcuno dall’altra parte risponde, è una voce di donna e reagisce bene al nome L.

Comincia una lunga conversazione durante la quale le due si aggiornano sulle ultime novità, si scambiano informazioni relative alle rispettive famiglie, commentano i fatti del giorno. Mia madre, forse con il senno del poi, dice adesso che sentiva che alcune informazioni che riceveva non la convincevano del tutto ma attribuisce la cosa al fatto che non sente l’amica da tempo.

Virata la boa della prima mezz’ora di conversazione però la situazione precipita. La persona dall’altra parte accenna alle condizioni di un figlio primario a Londra. Il problema è che nella vita di L. non solo non c’è un figlio primario a Londra, ma neanche un figlio maschio.

Mia madre a quel punto porta ancora avanti la discussione per un significativo lasso di tempo perché se pure esclude alle condizioni date che dall’altra parte possa esserci L., cerca comunque di capire se si tratta di una persona conosciuta o almeno ricollegabile a persone di sua conoscenza. Più la discussione va avanti più però è evidente che lei con questa persona non ha nessuna relazione.

A quel punto, quando già la conversazione ha superato un’ora buona, mia madre prende il coraggio a due mani e rivela all’interlocutrice che teme che tutto sia frutto di un errore telefonico e di non conoscerla. La L., che sempre L. è ma un’altra L. afferma allora che anche lei da qualche minuto aveva avuto la sensazione di stare parlando con una persona che non conosceva.

Chiarito l’equivoco le due convengono però sul fatto che la conversazione sia stata piacevolissima e che tutto sommato vale la pena continuarla con l’obiettivo di conoscersi ed eventualmente fare amicizia.

Tutto ciò ad ulteriore e definitiva riprova del fatto che comunicare è un aspetto fondamentale e caratterizzante del nostro essere umani.

21 pensieri su “La comunicazione prima di tutto

  1. pare che l’importante sia comunicare, non importa con chi. Il bisogno inconscio e’ cosi’ forte che spesso parlando raccontiamo a perfetti estranei cose che non ci saremmo mai sognati di dire a nessuno. La nostra mente a volte e’ davvero perversa! ahahahahah! Buona pasquarella! 🐣

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  2. A volte non si aspetta altro che poter parlare con qualcuno, bella l’esperienza di tua ,madre, e sono state entrambe molto intelligenti e gentili nel capovolgere la situazione da errore a nuova conoscenza. Buona pasquetta! 🙂

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  3. Francesco, te ne devo dare atto: definire la propria madre killer efferato di sorprese è incredibile.
    Il resto poi è surreale.
    In quanto alla comunicazione negli ultimi giorni mi son andata affinando ( visto che non solo vengo da Lingue, ma uso la comunicazione al meglio che posso) , pertanto ti invito a leggere di Galimberti “Società come solitudine di massa”.
    La parola è un’arma affilata e lo sai; si presta a diversi usi; ultimamente con i social la vedo utilizzando per solleticare il proprio narcisismo. Ma sarà stata sempre così?
    Con le parole della retorica si son sempre imbonite le masse, ben contente di ingoiarle..
    La comunicazione diviene arma letale soprattutto in mano a chi ci amministra( spesso pessimamente) e a chi dovrebbe avere come missione il trasferimento delle informazioni.
    Su questo tema ci sarebbe molto da dire e mi fermo qua.
    Aggiungo solo che questo tuo blog rimane uno dei pochissimi che frequento e nel quale lascio i commenti.
    Tira tu le conclusioni.

    Buona serata!

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      1. Ti faccio una confessione.
        Ultimi accadimenti mi han reso ferocemente conscia di quanto teatro ci sia dietro una comunicazione.
        Forse ti meraviglierai della mia ingenuità di sessantunenne , ma è così.
        Si cercano interlocutori per mille motivi tranne che per l’unico giusto: gettare un ponte verso l’altro da sè e costruire. Crescere. Perchè si cresce solo grazie all’altro.
        In queste comunicazioni, parlo per me, intravedo muri, menzogne, millanterie.
        Ma non ti rivelo novità.
        Ergo, nelle ultime due settimane son diventata ancora più selettiva.
        Credi che mi piacciano tutti questi lecca lecca che vedo ovunque?
        Posso capire umanamente che sono al servizio della paura, della insoddisfazione personale, della ricerca forsennata di un feed back, ma a me ( e credo a te) non interessano.
        Io son un tecnico e mi piacerebbe studiare la prossemica della comunicazione ( cosa che nel reale cerco di mettere in atto) o dei frame.

        Francesco, la parola ha un unico motivo per vivere ed avere senso, altrimenti è un ectoplasma.
        Ma su questo ci siamo ben capiti.

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  4. La tua mamma deve essere una persona veramente straordinaria, intelligente, dolce e molto gentile. Sei fortunato ad avere una mamma così speciale. Baci immensi e buona Pasquetta.

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