Non ricordo quando l’ho scritta. Non ricordo l’anno ma ricordo il tempo. Ricordo che ero reduce dalla lettura di un interessantissimo libretto di Giuliano Toraldo di Francia intitolato “il Rifiuto” (da qui il tributo del titolo) che mi aveva consigliato il mio amico Maurizio, ricordo che la mia testa era piena di un’idea che per tanto tempo mi avrebbe accompagnato: l’idea del vagabondaggio. La mia vita era tutta proiettata verso una totale apertura fisica e mentale nei confronti del nostro pianeta, dei suoi ambienti, dei suoi sistemi, delle creature che in esso abitano.

Era un tempo diverso, ma propedeutico a questo tempo. Forse i due periodi non si assomigliano ma appartengono l’uno all’altro fuori da una relazione lineare ma partecipi di un andamento circolare. Come sempre a fare la differenza e a determinare la durata è la vita.

Immancabile la rima: cuore-amore.

Il Rifiuto

L’errore sta nel nostro cuore

Nell’incapacità di vivere l’amore

E la gente che ci delude

È immagine di noi, futuro che si chiude.

 

Dentro il bosco con lo zaino

O fra le nuvole di talco

Potrei percorrere la traccia del daino

Seguire la scia del falco.

 

Potrei leggere nel cuore

Dentro gli occhi della gente

E tornando nella culla

Potrei vivere di niente.

 

Quando arriva questo vento

Che la vita sia divelta

Quando tutto quel che sento

Sarà oro e in un momento…in un minuto

Ogni cosa avrò perduto

E avrò fatto la mia scelta.

 

4 pensieri su “Il Rifiuto

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