Qualche giorno fa con un post talmente sintetico da risultare (come qualcuno giustamente ha detto) criptico, provavo a dire su quanto accaduto in alcune piazze di altrettante città europee, dove, appartenenti a varie tifoserie, avevano messo in scena un  nuovo copione dal titolo “divertiti a mortificare il mendicante“.

Non commento con facilità i fatti di attualità, ancora meno certa cronaca. Non mi viene bene. Non mi sento adeguato e non mi sembra, il più delle volte, di avere cose importanti da dire, cose che possano servire a qualcuno.

In quei giorni, quelle azioni però mi avevano veramente turbato, avevano mortificato prima di tutti me, avevo avuto forte la sensazione di respirare nuovamente l’aria che immagino si respirasse in Europa negli anni 20 (e anche prima e certamente dopo) quando il “fantasma” della xenofobia e della razza aleggiava per tutta Europa appestando le menti e rendendole fertili per quello che sarebbe venuto dopo.

Non posso negare che questa sensazione perdura dentro di me ancora adesso.

La facilità con la quale si offende, si mortifica, si umilia, appartiene a quel procedere sul “pendio entropico” che è troppo facile percorrere per molti in questo tempo.

C’è dell’altro però. Forse anche questa generalizzazione, ma generalizzazione utile forse, consolatoria forse, ma di questo oggi voglio parlare.

Fosse per me vivrei volentieri già da tempo in un villaggio globale. Ma in un villaggio globale vero, non quello imposto dalle regole del mercato o da quelle di certa comunicazione. Le frontiere, l’appartenenza alla nazione, l’amor di patria sono argomenti che non mi interessano, sentimenti che non mi appartengono.

L’Europa, la tanto vituperata Europa non mi appare come un contenitore troppo ampio ma semmai come un contesto già abbastanza esiguo, già abbastanza asfittico. Il Pianeta è la mia casa e questo per me è valore non negoziabile.

Ma già l’Europa mi sembra qualche cosa. Di sicuro meglio delle istanze separatiste, meglio dei “leghismi” di vario genere, di più delle paure che ci inducono a chiuderci, a respingere, a rifiutare.

Riconosco in quelli che gli altri evidenziamo come i limiti di questa nostra Europa ciò che spesso ci ha messo al sicuro dai nostri “egoismi sdruccioli”, dai nostri nazionalismi di piccolo cabotaggio, dalle nostre pretese regionaliste che altro non sono che chiusure all’interno del proprio orticello.

La politica ambientale europea è per esempio (e per esperienza diretta che coinvolge il mio lavoro e le mie passioni) l’unica, assieme ad illuminate azioni portate avanti in Sicilia da un “ristretto manipolo di eroi” negli anni ’80 e ’90, che sia stata in grado di porre un argine alla distruzione definitiva di ciò che restava ancora di bello, significativo e “integro” sui questa mia isola dopo il saccheggio degli anni ’60 e ’70.

Allora forse per me vale per l’Europa quello che considero un assioma fondamentale anche per la vita: l’Europa è meglio di niente. Soprattutto se a tanti che questa Europa non vogliono, a tanti che l’attraversano per trattare altri uomini come se fossero cose si oppongono altrettanti che questa Europa la stanno facendo, giorno per giorno, magari silenziosamente, magari inconsapevolmente, ma la stanno facendo, la stanno spingendo su per il “pendio entropico” a costo di grandi fatiche, ma anche fra le risate e il divertimento, nello studio e nello scambio, a volte a costo della propria vita.

Questi sono le ragazze che sono morte due giorni fa sulle strade di Spagna (sulle strade d’Europa): Francesca, Elisa, Valentina, Elena, Lucrezia Serena, Elisa. Queste sono le loro “compagne” morte accanto a loro che venivano da altri “paesi”. Tutte stelle della stessa bandiera.

Questi sono i ragazzi che ogni giorno da anni condividono con me il “tetto della stessa associazione”. I volontari Erasmus che nei giorni scorsi sono arrivati a Palermo dalla Turchia e dalla Tunisia (ancora di più loro che Europa ancora non sono e che a noi guardano come modello), ai volontari Erasmus che dopo 9 mesi con noi nei prossimi giorni torneranno a casa loro: Alejandro già tornato nella sua Santiago, Marion in Francia, Angelika in Polonia. A tutti i volontari europei che in questi anni ci hanno accompagnato e hanno reso migliore la mia città, la mia vita, la mia associazione.

A loro oggi voglio dire, che in un mondo che non ha bisogno di eroi, loro contano oggi i primi caduti di questo loro esercito pacifico, di questa schiera vitale, indomita, allegra che lotta contro la morte per affermare la vita in questa Europa vecchia e decadente che non riesce e non vuole rinascere, che la morte a volte raggiunge. In questo nostro mondo strano, in questo mondo che sembrerebbe anelare alla vita, mentre dall’altro lato schiaccia l’occhio alla morte, il sangue fa la differenza.

Per me è un privilegio dividere spazio, dividere pane, dividere lavoro ogni giorno con questa “gente nuova”.

A loro voglio dedicare questa frase di Erasmo da Rotterdam: “Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell’uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso“.

12 pensieri su “Stelle attraversano l’Europa

  1. questa ultima frase di Erasmo da Rotterdam che gia’ conoscevo la adoro, e’ cosi’ profondamente vera! per quanto riguarda il resto devo dire che condivido solo in pectore, ma di fatto e’ un’utopia. Il pianeta come nostra unica amata patria? sarebbe bello se non ci fossero gli abitanti (animali esclusi, s’intende)

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...