L’agnellino che vedete in foto a quanto pare è stato battezzato Lamberto. L’hanno trovato alla periferia di Roma, nato da poche ore, nessuna “mamma pecora” in giro.

Immediatamente è scattata l’umana solidarietà, dato un nome (che è poi ciò che fa la differenza), l’ENPA (che si è occupata del “salvataggio”) prontamente raggiunta da innumerevoli chiamate di persone che si propongono come “genitori adottivi” dell’agnello.

In un colpo solo quindi Lamberto è passato dal livello collettivo che lo relegava al ruolo di “agnello qualsiasi” (e vista l’imminenza della Pasqua e la collocazione geografica direi anche di “aspirante abbacchio”) al livello personale, che grazie all’imposizione del nome, c’è lo restituisce immediatamente in veste di Lamberto.

La domanda che mi pongo è: ma esattamente Lamberto in cosa differisce da tutti i Lamberti che molti di noi (e certamente un gran numero di “solidali”) si trova nel piatto ogni sera rientrati in casa?

E poi faccio una seconda domanda (ancora più provocatoria): in questo tempo ci vuole più coraggio e coerenza a salvare ed adottare Lamberto o a macellarlo e servirlo a cena?

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24 pensieri su “The importance of being Lamberto

        1. e non è un granché come sacrificio…si sicuro non produce effetti positivi…ma non è di qualche giorno fa la notizia di un sacerdote che dal pulpito della sua chiesa ha messo all’asta in suo rolex (!!!) per acquistare con il ricavato agnelli per le famiglie “bisognose”?

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          1. Mah, faccio bene a dichiararimi cristiana e basta. Vedo che moltissime persone transitano nel mio blog, per cui deduco che c’è bisogno di un Dio o di qualche speranza, di sicuro, il cattolicesimo naviga in brutte acque, ma non per il messaggio intrinseco di amore universale, ma per l’esempio distruttivo che i suoi rappresentanti hanno dato. Un caro saluto, Giusy

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              1. Io ce la metto tutta, ma sono una goccia nel mare. Comunque il bene, è risaputo, procede a piccoli passi e tanta gente silenziosamente, fuori dai clamori, porta avanti quel messaggio d’amore, anche se non si indossa una tonaca. Felice Week end. Giusy

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  1. L’ imposizione del nome gli ha conferito l’ identità. Ergo, se non hai un nome, nel nostro mondo, non sei nessuno. Ergo devi accettare di essere richiuso in un termine per vederti attribuiti dei “valori”… un’ aberrazione. Per il resto è il “volemose bene” che salva le coscienze lasciando intatto tutto il resto… Niente di più che il “Je suis Paris” mentre muoiono frotte bi bambini yemeniti sotto bombe italiane. Sembra che così vada il mondo. Per il resto credo nel rispetto della vita e della morte di tutti, uomini, animali e vegetali. E oggi ciò che manca è, a mio avviso, il rispetto. Ma quello “base”… Tant’ è… 😀

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    1. Il rispetto da un lato…e il coraggio di assumersi le proprie responsabilità dall’altro (che si tratti di mangiarsi un agnello avendo avuto il coraggio di ucciderlo o di starsi mangiando il mondo eliminando i parassiti fastidiosi quali possono essere i bambini yemeniti)…l’assunzione di determinate responsabilità darebbe a noi un’idea pi chiara di chi sia il “nemico”…

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      1. Assolutamente d’ accordo… se ci mettessero davanti una gallina a cui tirare il collo per mangiarla ci ciberemmo di mele invece il fatto di mangiare carne di gallina sconosciuta ci toglie dalla responsabilità della sua morte. E sui bambini yemeniti ci basta pubblicare le foto per pulirci la coscienza… e pensare di aver fatto il nostro “dovere”. Poi chissenefrega di tutto il resto 😀

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  2. Però è così dolce! Forse il nome che adesso tutti conoscono lo farà diventare qualcuno, poi tornerà un agnellino qualunque… succede, che quando la novità non è più nuova viene scartata…

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