“Vedere gli stranieri derelitti, coi bambini in spalla, e i poveri bagagli, arrancare verso i porti e le coste in cerca di trasporto”.

“Vi piacerebbe allora trovare una nazione d’indole così barbara che, in un’esplosione di violenza e di odio, non vi conceda un posto sulla terra, affili i suoi detestabili coltelli contro le vostre gole, vi scacciasse come cani, quasi non foste figli e opera di Dio, o che gli elementi non siano tutti appropriati al vostro benessere, ma appartenessero solo a loro? Che ne pensereste di essere trattati così? Questo è ciò che provano gli stranieri. Questa è la vostra disumanità”.

Qualcuno, leggendo queste parole potrebbe avere la sensazione che si tratti di cronaca attuale, ma si dovrebbe trattare di lettore ben distratto e superficiale per confondere le parole scritte da William Shakespeare 400 anni fa con quelle di un giornalista dei nostri giorni.

“Il passaggio è contenuto nel manoscritto del “Sir Thomas More”. Il dramma non è mai stato rappresentato ed è sopravvissuto in un’unica copia: si tratta dell’ultimo testo scritto a mano dal celebre poeta conservatosi fino ai nostri giorni. Oggi che la British Library ha digitalizzato e caricato online il “Sir Thomas More”, insieme ad altre 299 manoscritti, se ne è riscoperta l’attualità…Shakeaspeare si riferisce ai tanti francesi protestanti che in epoca elisabettiana chiedevano asilo in Inghilterra: il numero sempre crescente di questi stranieri portò alla nascita di proteste anti-immigrazione nella città di Londra”.

Credo che la cosa valga una riflessione.

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