Una sera di diversi anni fa in Tanzania. Quella insofferenza che mi coglieva ogni tanto nei confronti dei volontari che partivano animati da romantici propositi e poi scoprivano inevitabilmente che l’Africa è sporca e fa puzza. Un fatto misterioso che giungeva puntuale a darmi una lezione.

Un debito

Msungu si alzò da tavola e fece per uscire fuori. Era successo già diverse volte nei giorni passati che non riuscisse a stare con gli altri, che non riuscisse più a tollerare le parole che venivano dette, le azioni che si consumavano ed era costretto ad  allontanarsi. Anche quella sera i volontari erano riusciti a prodursi in tutta la gamma quotidiana di miserie. Chi cercava di accaparrarsi le stoviglie più pulite, chi cercava di ottenere la parte migliore del cibo, chi disquisiva su una possibile conclusione del viaggio a Zanzibar. Msungu sapeva che si sarebbe a lungo rammaricato di avere condotto li molte di quelle persone ma sapeva per certo anche due cose. La prima era che se il gruppo non aveva sviluppato lo spirito giusto gran parte della colpa era certamente sua che non era stato capace di comunicarglielo. La seconda era che le vie del Signore sono misteriose e chissà che da questa materia umana indefinibile e a volte fastidiosa non potesse venire fuori qualche piccolo miracolo. Ma per quella sera ne aveva abbastanza e uscì fuori dal refettorio. L’aria era fresca e le stelle in cielo una miriade. Si fermò un secondo sulla soglia prima di avviarsi in cucina, aveva infatti deciso che l’andare in cucina a prendere qualche cosa che avrebbe scelto una volta li sarebbe stata la scusa ufficiale del suo allontanamento. Ad un tratto a pochi passi dall’ingresso del refettorio scorse una sagoma umana. La sagoma non si mosse e solo aguzzando la vista Msungu capì che si trattava di un uomo che aspettava silenzioso nel buio. Ebbe un po’ paura. I furti e le aggressioni ai danni di bianchi nella zona erano sempre più frequenti e quell’uomo sembrava essere proprio in agguato. Msungu capì che l’uomo aveva capito di essere stato visto ma nonostante tutto non si muoveva. Msungu decise allora di proseguire verso la cucina, gli sembrò improbabile infatti che con tutta quella gente a pochi passi da lui un uomo solo avrebbe potuto tentare un’aggressione. Ma durante il percorso per andare in cucina si guardò più volte alle spalle per vedere se l’uomo lo seguiva. Quando tornò l’uomo era ancora fermo nella stessa posizione ma questa volta, una volta che Msungu fu vicino al refettorio l’uomo si mosse verso di lui. Msungu pensò che probabilmente si trattava di qualcuno venuto per chiedergli soldi e si fermò. L’uomo si avvicinò ancora ma non abbastanza da permettere a Msungu di individuarne i lineamenti del volto e pronunziò in fretta e a bassa voce una frase. Msungu riuscì a distinguere una sola parola “Candidi” il nome di uno degli aspiranti frati e fece segno all’uomo di aspettare che sarebbe andato a chiamarlo. Entrò nel refettorio infatti e disse a Candidi che c’era fuori un uomo che desiderava parlare con lui. Candidi si assentò per pochi minuti e rientrò con quel suo sorriso delizioso ed impenetrabile che illuminava sempre il suo volto. Msungu aspettò qualche secondo e si avvicinò a Candidi e gli chiese perchè quella persona lo cercasse. Candidi disse che quell’uomo era li per restituire un debito che aveva contratto mesi prima con i Frati. Msungu gli chiese a quanto ammontasse il debito e perchè aveva avuto bisogno di quel denaro. Candidi gli rispose, mostrando un rotolino di banconote, che il debito ammontava a 15.000 scellini e l’uomo ne aveva avuto bisogno per curare il suo bambino che era molto malato. La cena era finita, i volontari andavano verso il loro serale supplemento di miserie, Msungu quasi corse all’esterno. Voleva restituire a quell’uomo i soldi che aveva lasciato a Candidi, voleva raccomandargli di comprare qualche cosa di buono per il suo bambino. Fuori non c’era nessuno, l’uomo era scomparso nello stesso buio dal quale si era prima materializzato. Msungu pensò che si dice che è così che fanno gli angeli.

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