Ci sono quattro fatti in queste ore all’onore delle cronache che vorrei provare a porre in relazione nonostante la loro (per me solo apparente) incongruenza. Per poi chiudere con una notizia per me completamente nuova scoperta un paio di sere fa.

  1. Le rinnovate minacce da parte di quel bel pacioccone di Kim Jong un, capo politico e carismatico della Corea del Nord, che continua a parlare di attacco nucleare preventivo (di per se minaccia misteriosa anche in termini semantici).
  2. La quarta ricorrenza (l’11 marzo) del disastro di Fukushima e il fatto che a distanza di quattro anni (e come potrebbe essere altrimenti) nonostante le rassicurazioni del governo la gente che viveva nella zona non può rientrare nelle proprie case se non per brevissimi periodi e il governo non sa come bonificare migliaia di ettari di territorio dal quale dovrebbe (ma anche quello è molto discutibile) prelevare almeno i primi cinque centimetri di terreno superficiale (per stoccarlo poi dove?).
  3. L’uccisione di Luca Varani da parte di un paio di sue coetanei. La motivazione sembra che fosse: “volevamo vedere l’effetto che faceva…la sera prima eravamo andati un po’ in giro a cercare qualcuno da uccidere ma poi abbiamo pensato che c’era lui”.
  4. A cinquanta anni dall’uscita in TV di “Canzone di un bambino nel vento” Francesco Guccini andrà ad Auschwitz con una classe di studenti delle superiori.

Quale è il nesso.

-273,15 °C: è lo zero assoluto. La temperatura più bassa raggiungibile nel nostro universo.

+142.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000 °C: la cosiddetta Temperatura di Plank…il caldo assoluto. Sembrerebbe la temperatura più alta raggiungibile nel nostro universo. Quella alla quale evaporerebbero anche i buchi neri.

Noi siamo così vicini allo zero assoluto. Il pendio entropico che ci conduce allo zero assoluto è così breve, così facile da intraprendere, così facile da percorrere.

La vita invece si muove in senso inverso e ci pone davanti la fatica dell’andare contro l’entropia, di affrontare la salita, ogni giorno, in ogni scelta che facciamo, ogni volta che al male preferiamo il bene, ogni volta che decidiamo di produrre uno sforzo organizzativo per contrapporci al pendio entropico, per aspirare, anche solo per un attimo, se non al caldo assoluto almeno a guadagnare una zona dell’universo un po’ meno fredda.

C’è chi si lascia semplicemente andare lungo il pendio. Non oppone resistenza. Non investe energie nel tentativo di risalire la china.  “Molti uomini vivono una vita di quieta disperazione”. Non sono i peggiori. Forse siamo noi.

Il peggio lo incontriamo dove l’uomo decide di utilizzare le proprie energie (dono della divinità per contrastare la morte) per definire prassi organizzate che rendano più rapida la discesa, più efferata l’azione, più definitivo il risultato. Così come insegnatomi da Ray Bradburry chiamo questa gente “Il Popolo dell’Autunno”.

L’utilizzo di intelligenze eccelse per creare armi atomiche destinate ad “attacchi preventivi”. L’utilizzo di tecnologie evolute e di risorse energetiche smisurate (uomini, economie, ricerca)  per fare ad ogni costo ciò che si PUO’  fare (nel senso che ne siamo capaci) ma che tutto ci dice che non si DEVE fare. La creazione di un’organizzazione addirittura di livello nazionale che conduca all’eliminazione di un intero popolo dalla faccia della terra. Il trascorrere ore a discutere, il decidere di mettere il proprio incredibile cervello al servizio di un’idea mortifera, il risolversi ad utilizzare le proprie mani (quelle splendide mani dotate di pollice opponibile) per torturare ed uccidere una persona.

Tutto ciò appartiene ad un unico disegno. Andare giù. Eliminare l’ultimo diaframma che ci separa dallo zero assoluto. Abbracciare con cognizione di causa, determinazione e sforzo organizzativo la morte. Non capisco come sia possibile ma avviene. E può riguardare ognuno di noi, nessuno può sentirsi al sicuro, “chi resterà saldo?”.

E adesso la notizia. Anch’essa può apparire incongrua.

Stimo molto Luca Mercalli. Non è un gran comunicatore, è però una delle poche persone  originali ed indipendenti che hanno oggi il coraggio (soprattutto in TV) di parlare con la “voce del Pianeta”.

L’altra sera ho seguito per un po’ la sua trasmissione “Scala Mercalli” dedicata quasi interamente alle questioni energetiche e che si è aperta appunto sulla “questione Fukushima”.

Trattato questo primo argomento in forma critica ha dedicato il resto della trasmissione allo stato dell’arte sulle energie alternative.

Per passione e per professione sono abbastanza informato sull’argomento, eppure lui ha detto una cosa che non sapevo e che riguarda l’energia idroelettrica.

Devo dire prima di tutto che, al netto del fatto che l’uomo riesce a creare problemi anche nelle cose bellissime, a me solo solo l’idea che ci sta dietro l’energia idroelettrica mi piace proprio tanto.

Abbiamo sul pianeta questo bellissimo ciclo dell’acqua? La nostra stella manda energia e questa fa fare all’acqua un bel salto energetico? L’allontana dallo zero assoluto, le aggiunge calore, la fa risalire? Allora approfittiamone. Noi ci mettiamo sotto un bell’oggetto tecnologico così che ogni volta che l’acqua riscende da energia potenziale ci restituisce energia cinetica. Perfetto.

Cosa scopro adesso? Ci sono uomini che ci hanno pensato, uomini che hanno utilizzato il loro cervello e le loro mani per definire un percorso organizzato che inverta la “tendenza naturale”, che contrasti l’entropia.

Mi spiego. Ci sono alcune forme di energia rinnovabile dette “non prevedibili”. Si tratta di tutte quelle fonti che non sono costanti nel tempo e che non consento di garantire forniture continue per come il mercato richiede (vedi l’energia da fotovoltaico). Sono fonti soggette a momenti di scarsità e a forti picchi. Bene, gli uomini di cui sopra cosa hanno pensato? Mettiamo insieme questo tipo di fonti con l’energia idroelettrica. Ogni volta che abbiamo un picco da fonti “non prevedibili” sapete cosa facciamo? Utilizziamo queste energia, in quel momento in eccesso, per prendere acqua alla base delle centrali idroelettriche e la ritrasferiamo a monte e in questo modo immagazziniamo energia per utilizzarla quando ne avremo bisogno, per rendere più prevedibili le fonti imprevedibili. Utilizzano un lago come se fosse un’accumulatore di energia, una batteria naturale.

Bene a me questo sembra geniale. Se un giorno arriveranno gli “extraterrestri buoni” a giudicare il nostro operato in quanto specie sono sicuro  che a questa gente (che magari sono pure ingegneri!!!) conferiranno un premio speciale: “al valore ambientale…per avere saputo utilizzare i doni che l’universo gli ha fatto restituendoli all’universo stesso affinché lo sforzo per risalire il pendio entropico non abbia mai fine”.

A questi “uomini saldi” voglio dedicare questa canzone di Francesco Guccini.

10 pensieri su “Il pendio entropico

  1. e’ un piacere leggerti per la maniera in cui riesci ad avvincere il lettore con parole semplici e comprensibili anche ai “non addetti ai lavori”. E ‘ pregevole il modo in cui colleghi gli argomenti di varia natura tra loropeer poi riportarci sulla nostra dimensione emotiva. 😃

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