Una bella poesia post atomica. Una di quelle per cominciare in allegria la giornata.

E’ premessa al post che seguirà fra un poco. Tanto per parafrasare il titolo di un film famoso direi che “questo non è un blog per allegri“.

Oggi va così.

 

Non ingeneriamo nei bambini il sogno del bosco,

Non cammineranno mai su tappeti di foglie.

Coglieranno, forse, rari rami contorti

Dai roghi delle nostre orrende vanità,

Giochi inventeranno fra monti sventrati

Nati in un mondo sul quale

Non tornerà neanche il diluvio a lavarne le ferite.

 

E quando le vite che, fuori di senso,

Impiantammo su questa nuda roccia

Ci chiederanno la ragione di tutto questo,

Dal triste giardino strappato ai rifiuti, non paghi,

Pretenderanno il resto,

Non diamo altri sogni, non nutriamo speranze,

E quel che dobbiamo fare

(Quel poco che resta da distruggere ancora),

Facciamolo ora,

Facciamolo presto.

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7 pensieri su “Facciamolo presto

  1. Se anche chi cerca, nel suo piccolo, di proporre un’altra idea di terra e di persone si rassegna a non trasmettere sogni e speranze, a non conservare il diritto dei bambini alla meraviglia di fronte alle cose belle (che è l’altra faccia della giusta rabbia per le cose brutte), allora poi saremmo proprio perduti. Sì, lo so, certe volte ti viene. Ma lo stupore dei bambini è quello che ci può salvare, sempre 🙂

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  2. Sì, ma “Facciamolo ora,/ Facciamolo presto” mi sa molto di slogan per muoversi un po’ e fare, prima che il mondo diventi quello post-atomico.
    Un briciolo di consapevolezza, anche se non allegria, c’è, suvvia,

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    1. Come dicevamo sul tuo blog, il bello della poesia è che ognuno l’interpreta come vuole (e su questo ho scritto un post: https://adoraincertablog.wordpress.com/2016/02/01/linterpretazione-e-un-furto/). In questo caso però (visto che hai la “sfortuna” di poterti confrontare con “l’autore”) devo dirti che il messaggio voleva essere solo negativo. L’ispirazione mi nasceva dalla frase che Cristo dice a Giuda nel momento del tradimento; “vai, e quello che devi fare fallo presto”. Anche in questo caso intendevo che invece di ingenerare false speranze nei bambini era meglio distruggere subito “quel poco che resta da distruggere ancora”.

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