Mia moglie mi invita a tornare sul mio post dell’1 marzo (Vedere la Terra) per raccontare un aneddoto in stile “stupidario medico” che riguarda appunto i danni prodotti dell’andare a piedi scalzi (a discapito della mia tesi).

Qualche mese fa ero dal mio medico di famiglia lo studio del quale è situato in zona estremamente popolare di Palermo.

Il mio medico che ama molto chiacchierare mi racconta quanto segue.

Qualche giorno fa è venuta qui una delle mie pazienti che lamentava forti mal di stomaco: “Dottore la mattina quando mi sveglio mi comincia subito un mal di pancia terribile, mentre dormo non sento niente…ma appena mi sveglio!!!“. Il mio medico un po’ sovrappensiero (e con quel fare criptico che è tipico dei medici) risponde: “Signora il fatto è che comincia la peristalsi“. La signora non fa una piega e se ne torna a casa. Dopo qualche giorno è di nuovo nello studio del medico. Raggiante. Il medico le chiede: “Signora come sta? La vedo in ottima forma“. La donna non aspetta altro e prontamente risponde: “Dottore mi ha salvato la vita! Aveva ragione lei! Il problema erano proprio i ‘piedi scalzi’…da quando la mattina scendendo dal letto metto le pantofole sto molto meglio“.

Non mi sembra che la storia possa servire a farmi recedere dalla mia passione per il camminare a piedi scalzi.

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8 pensieri su “Danni prodotti dell’andare a piedi scalzi

  1. Ehi, ma sai che quando ero piccina e camminavo scalza mia madre diceva sempre che la mia bisnonna morì per aver camminato scalza? La storia, che seppi dopo tanti anni, era che questa signora, durante i periodi della prima guerra mondiale, non avendo soldi per un paio di scarpe nuove, andava in giro scalza e si beccò per cotal motivo una brutta bronchite che se la portò via in poco tempo.
    1) E’ vero che camminare scalzi può comportare qualche infezione… ai piedi, non al corpo
    2) Forse per via della fredda terra e del contatto con i piedi la bisnonna si beccò la bronchite
    3) Non avendo molti soldi non si curò e finì per morire.
    Secondo te, tu corri questo pericolo?

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    1. Se non fosse uno di quei paradossi anatomici che tanto critico e che vengono fuori dall’uso improprio dei luoghi comuni direi che si tratta proprio del mio “tallone d’Achille”! Il mio grande ricorda ancora con orrore un giorno a Pantelleria in cui beccai uno spigolo con l’ulluce (noi li chiamiamo alluce, elluce, illuce, olluce e ulluce). Io credo che i mie li ho rotti almeno uan dozzina di volte…nonostante tutto non desisto…

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