Evidentemente il mio ottimismo e l’essere positivo di oggi è il frutto di un lungo percorso. Ma poi a pensarci bene non è che da giovane fossi così depresso e pessimista. Forse “faceva figo” essere un po’ negativo, un po’ “maledetto”. Forse il fare capire quanto ero “triste e dolente”era la mia maniera per dire alle persone: “guardate che esisto anch’io…e che già ne ho collezionato di dispiaceri…se poi fra di voi ci fosse qualcuno che vuole consolarmi…“. Insomma: uno un po’ leopardiano ma senza gobba.

Fatto sta che partorivo poesie come quella che segue (evidentemente scritta a Cala Gonone…altrimenti non capisco quale possa essere la ragione del titolo). Fatto sta che oggi non riesco a scriverne più (tranne in rarissime occasioni).

Cala Gonone

Non insegnatemi ciò che non voglio sapere

Perché veloce passi l’ora

E ancora non pianga

Nelle mie lunghe sere.

 

Non insegnatemi ciò che non voglio sapere

Che troppe cose so

Troppe inutili cose

E troppo poche vere.

 

Non insegnatemi ciò che non voglio sapere

Che non abbia da angosciarmi in mattini così chiari

Nei pomeriggi rotti da sonno lungo

Nelle notti troppo nere.

 

Non insegnatemi ciò che non voglio sapere

Per poggiare il fardello infine

Riposare le mie spalle stanche

E bere, bere, bere.

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