Oggi è il 14 febbraio. Sono le 8 del mattino e fuori ci sono 18 gradi. Dicono che a metà della giornata ce ne saranno 25.

Un anno e mezzo fa, con scarsa preveggenza (almeno nel breve periodo…pochi giorni dopo la Sicilia fu colpita da una delle più incredibili e meravigliose bufere di neve degli ultimi 20 anni), scrivevo un post sul blog de “L’Ora” dal titolo: “E poi venne l’anno che non arrivò l’inverno“, riproposto il 27 novembre del 2015 su questo blog.

Le formiche, che serenamente invadono tutti gli interstizi dei muri di casa mia, da giorni fanno cose stranissime.

Le api della nostra arnia sono completamente impazzite.

Da qualche notte un paio di zanzare hanno cominciato ad agitare i nostri sonni.

Il banano sul nostro prato sta fiorendo. Ripeto: il banano in Sicilia il 15 febbraio sta fiorendo!

Lo so che potrò sembrare paranoico, chi mi conosce sa fra l’altro che questo ruolo di “Cassandra al maschile” non mi si adatta per niente (sono uno dotato di uno scoppiettante ottimismo…figurarsi se avrei potuto fare associazionismo in Sicilia per tanti anni se non lo fossi stato).

Fatto sta che in questi giorni mi sento come all’interno di un libro di Nevil Shute letto tanti anni fa: “L’Ultima spiaggia” (poi trasposto cinematograficamente con uno di quelli, che i giornalisti definirebbero: un “cast stellare”).

Nel libro un gruppo di persone in Australia, dopo il mega conflitto nucleare avvenuto in Europa (il libro è del 1957!!!), prima cerca di capire se da qualche parte nel mondo sarà ancora possibile sopravvivere per poi rendersi conto che loro saranno gli ultimi ad essere raggiunti dalla nube atomica dalla quale non c’è scampo per nessuno.

Da la in poi si dipana una bellissima storia, anzi tante bellissime storie intrecciate, di persone che, ognuna a modo suo, tentano di capire come impiegare, restando umani, il poco tempo rimasto.

E’ così che mi sento. Ogni volta che gli uomini sono stati messi alle strette (per crisi ambientali, sanitarie, economiche, ecc.) hanno trovato nella “migrazione” la soluzione ai loro problemi. Non è mai stato facile, non è mai stata una soluzione priva di effetti collaterali, di dolorosissime implicazioni personali, ma è stata una soluzione.

Ma adesso, adesso che si approssima (e sfido chiunque a mostrare ancora ottimismo in questo senso) la prima vera crisi planetaria, dove è che potremo migrare?

Se non qui, dove?

 

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