Giunge sulla nostra tavola l’ennesima delizia, frutto dell’abilità culinaria di mia moglie. Questa donna sarà la mia perdizione e di sicuro è responsabile del mio irredimibile sovrappeso.

L’effetto flou, dovuto ad una foto scattata da cellulare alle 10 di sera, non rende giustizia al manicaretto. Si tratta di una crostata (bando ai titoli di piatti alla Master Chef) fatta con marmellata di corbezzoli, crema al limone, fette di limone caramellate e foglioline di menta.

Ieri sera abbiamo dovuto opporre tutta la nostra forza di volontà per non mangiarne una fetta. Ma stamattina lo abbiamo fatto. E’ deliziosa.

Non preoccupatevi però. Non intendo a questo punto proporvi la ricetta. Per quella sarà necessario rivolgersi a Veronica.

Voglio solo “raccontare” degli ingredienti perché credo che questa crostata è buonissima per come Veronica è stata capace di farla, ma è deliziosa per la storia che ogni suo singolo ingrediente racconta (sembra che sia sempre il racconto a fare la differenza).

Uova (in numero imprecisato): le fanno quotidianamente le nostre galline. Vivono in una specie di pollaio “tirolese” acquistato su internet 8 anni fa. Di questi dotati persino di una finestrella con  l’infisso a croce. Al momento la popolazione avicola si compone di 4 galline e di 2 galli (uno di troppo). Le galline sono:

Fida: la veterana del pollaio. Sopravvissuta ad innumerevoli incursioni di martore, volpi e cani randagi. A questo punto abbastanza malridotta soprattutto a causa delle troppe attenzioni riservatele dai galli. Famosa perché il giorno del nostro matrimonio Veronica, nella sua follia “lavandistica”,  pretese che anche lei fosse dotata di un fiocco color lavanda attorno al collo. Appena legato, Fida cominciò a camminare all’indietro  come Michel Jackson facendoci sentire in una scena dell’Esorcista (il fiocco le fu subito risparmiato);

Zebbrina: presente da un paio d’anni all’interno della comunità. Deve il nome (per lei coniato dai bambini) al colore del suo piumaggio;

Elfi e Signorina: le ultime due arrivate, nate nell’ultima covata e che a giudicare dal manto sono figlie di Fida ma sono state covate da Zebbrina.

Fido: il Capo Gallo, nato da una precedente covata.

Mielina: l’altro gallo che all’inizio avevamo scambiato per una gallina, da qui e dal colore delle sue piume, deriva il nome

I sei consumano quello che passa il governo, organizzano quotidianamente tentativi di fuga dal recinto e ci regalano delle uova deliziose.

Farina: mia moglie si aggira per città e campagne alla ricerca di quelli che lei (e molti altri) definisce “grani antichi”. Dopodichè torna a casa e mette tutto dentro uno degli elettrodomestici dei quali andiamo maggiormente orgogliosi: il nostro mulinetto con le macine di pietra. Quello della molitura casalinga è uno dei riti che preferiamo e la farina, nel venire fuori, disegna nella ciotola che l’accoglie incredibili arabeschi che inebetiti guardiamo formarsi.

Limoni: quando siamo arrivati in questa casa, chi avrebbe dovuto aiutarci a sistemare il giardino, ci disse che era meglio togliere tutte le piante vecchie che vi si trovavano, compresi i limoni. Naturalmente noi ci opponemmo con forza alla proposta, sistemammo il giardino con le nostre forze e le nostre risorse (e si vede) e salvammo i limoni. In cambio riceviamo annualmente un gran numero di queste incredibili “trombe della solarità” che finiscono invariabilmente in qualcuno dei piatti di Veronica.

Menta: il corredo genetico di queste piante di menta mi accompagna dal almeno 25 anni. Sono le stesse che stavano sul balcone di casa dei miei. Sono le stesse che ho piantato nell’orto del nostro Centro di Educazione ambientale sulle Madonie. Le stesse che riempivano i miei vasi nella vecchia casa. E adesso sono ancora con me ad “infestare” il nostro giardino e a rendere speciali i piatti di Vera.

Marmellata di corbezzoli: c’è un rito che riguarda la mia famiglia da quando esiste. Fra novembre e dicembre andiamo a  raccogliere i corbezzoli sulle Madonie e li trasformiamo in deliziose marmellate e in profumati rosoli. Quest’anno poi è stata un’annata speciale perché è stata la prima volta che anche Cesare ci seguiva nella raccolta (a modo suo naturalmente) e che ad accompagnarmi c’erano i miei carissimi amici Salvo ed Anna. Poi è stata una meravigliosa giornata di pioggia, e le piante erano zuppe d’acqua, e dopo pochi minuti anche noi lo eravamo, e i cesti trasudavano di succo e di pioggia, e ci è venuto un “sivo” incontenibile (credo che al nord si dica “stupidera”…non so al centro), e poi alla fine siamo andati a casa di Salvo ed Anna e ci siamo messi “a binario morto” davanti al camino ed ad un pranzo speciale.

Veronica è proprio un’ottima cuoca, ma è mai possibile non fare una crostate deliziosa con ingredienti del genere?

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Un pensiero su “Tutti gli ingredienti di una storia

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