A farci divergere dagli altri sono spesso le nostre idee. Divergiamo a volte perché decidiamo che il corso della nostra vita non può più convergere su quella di qualcun altro. Divergiamo a causa dei nostri gusti, dei nostri principi, della innegoziabilità dei nostri valori. A volte divergiamo per stupide prese di posizione, altre per affermare il nostro carattere in contrapposizione a quello dell’altro.

Nella maggior parte di questi casi basterebbe un impegno della nostra volontà per far si che la divergenza si trasformi in convergenza (o addirittura in “conversione” magari nel senso letterale del termine).

In alcuni casi la divergenza è però un imperativo naturale, una condizione inevitabile insita nelle cose della vita.

Ogni giorno il mio bambino più grande (9 anni) mi fa un regalo di valore inestimabile. Io sono l’ultimo che alla fine della giornata viene prelevato dallo “scuolabus” guidato dalla mia instancabile consorte. Si ferma una centinaio di metri prima dell’ingresso dell’ufficio in modo tale da potere poi imboccare una strada che ci riporterà verso casa. Zaccheo (così si chiama il mio ragazzo) appena mi vede arrivare, scende dall’auto e comincia a correre verso di me. La scena è di quelle romantiche da Baci Perugina. Manca solo la musica in stile “scion scion” di sottofondo. Lui corre con le bracia aperte a mo’ di rondine verso di me. Io faccio più o meno lo stesso andando verso di lui, ma in realtà mi preparo a resistere all’impatto. Quello che è infatti ormai un rito collaudato prevede che lui con un ultimo salto mi piombi fra le braccia, a quel punto gli faccio fare un intero giro attorno al mio asse. Il fatto è che adesso Zaccheo comincia a viaggiare sui 35 chili e considerato il suo regime alimentare si può ragionevolmente supporre che l’incremento ponderale andrà avanti in maniera spedita.

Bene, ogni giorno mi chiedo: è questa la volta che finiamo entrambi giù dal marciapiede? E’ questa la volta che mi frantumo l’anca? E’ questa la volta che finiamo dritti dritti dentro qualche pozzanghera?

Questo meraviglioso abbraccio che il mio adorato e schivo figlio mi dona ogni giorno (solo perché non ci sono suoi compagni…e soprattutto compagne in vista!!!) è per adesso una delle nostre convergenze.

Viene il tempo, con lui sempre più pesante ed io sempre più vecchio, in cui questa convergenza si trasformerà in divergenza. Accadrà magari anche per i segreti che adesso condividiamo, per le ridicole fantasie che produciamo nel nostro farneticante discutere quotidiano.

Fino a quel momento però io continuo a riempirmi gli occhi e il cuore con il suo regalo.

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