Il mio piccolo di tre anni ogni giorno chiede di potere portare via da casa qualche cosa che gli faccia compagnia durante la mattina da trascorrere all’asilo.

Qualche volta è un giocattolo, altre è un libro. Evitiamo gli oggetti contundenti consci del suo carattere e di una certa sua predisposizione allo scontro fisico. Per esempio fino a questo momento siamo sempre riusciti ad evitare che si portasse dietro il brontosauro della Schleich in plastica dura che stazza attorno ai 10 chili, o una delle spade laser che girano da qualche tempo a casa nostra.

Per lo più tendiamo ad orientarlo verso la “letteratura” (lui che in questo senso è molto meno disponibile del fratello maggiore) e oggi ci siamo riusciti, facendo si che scegliesse un libro al posto di un giocattolo.

La scelta è caduta su uno di questi microlibri, generalmente riguardanti i cartoni animati: Wall-e.

Ora va detto che questo piccolo per quanto monello al limite del diabolico, assertivo in una maniera difficile da credere in un omino di 3 anni e mezzo, dotato di un carattere che sembra avergli fornito già tutte le indicazioni su ciò che vuole e ciò che invece violentemente rifiuta, è anche capace di incredibili atti poetici colmi di una dolcezza e di una tenerezza che finiscono per spiazzarci sempre.

Stamattina era da poco stato posizionato nel suo sediolino in auto. Ho notato che guardava con grande attenzione la copertina del suo libro.

A questo punto della storia è necessaria un’altra premessa: lui conosce molto bene sia il cartone di Wall-e (nel quale ammira soprattutto l’irruenza un po’ fuori controllo di Eve) che il Piccolo Principe (cartone visto, libro pop up continuamente sfogliato e addirittura, grazie all’intervento materno e dell’amica sarta, panni vestiti nei giorni di carnevale con tanto di volpina legata alla cintura e rosa di plastica in una mano!).

Detto ciò ha sollevato gli occhi e mi ha chiesto: “cosa è quetta cosa che si vede negli occhi di Wall-e?”. Si riferiva a qualche cosa riflessa nelle sue pupille ed era chiaramente una domanda retorica. Io ho risposto che non lo sapevo e lui ha continuato: “ma come non lo sai papà…è la piantina di Wall-e!” (chi conosce il cartone sa che la piantina è il primo essere vivente che riappare sul pianeta terra, esclusa la blatta amica del robot, dopo che questo è stato distrutto dall’uomo. Piantina che Wall-e trova e protegge e che Eve cerca disperatamente).

Poi dopo una pausa di silenzio elabora la seguente equivalenza: “Papà lo sai Wall-e vuole bene alla sua piantina come il Piccolo Principe vuole bene alla sua Rosa”.

Adesso, depurata la storia dal mio stupore nel constatare che un bimbo così piccolo possa partorire un ragionamento così importante e d’altra parte, dal fatto che ogni genitore tenda ad attribuire ai propri figli capacità superiori, resta il senso profondo di questo confronto.

Resta la sensazione che dove ti giri ti giri quello che insistentemente l’universo (e tutto ciò che da esso discende) continua a dirci è che la cosa più importante è la vita, e che ad essa dobbiamo offrire il massimo dell’attenzione, il massimo della cura.

 

 

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5 pensieri su “Wall-e e il Piccolo Principe

  1. Partorisce pensieri così poetici perché fa moltissime “pause di riflettizione” che non gli evitano purtroppo di perseverare nei pasticci ma lo portano ad essere un esserino pericoloso, determinato, tenero e meraviglioso.

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