Ieri sera, in uno degli oramai sempre più rari miei “momenti televisivi”, ho visto un film del quale avevo molto sentito parlare, avevo molto letto, ma che non avevo ancora visto (oramai la forbice entro la quale ricadono i “film visibili al cinema” è esigua, stretta come è fra i gusti di mia moglie e l’età dei miei figli).

Il film è “Gravity” e metto in premessa che mi è piaciuto molto. Sono tante le ragioni per le quali mi è piaciuto ed una sopra le altre.

Sono andato a riguardami un po’ di recensioni nel tentativo di capire se la mia “ragione principale” fosse ragione condivisa oppure mio personalissimo punto di vista.

Dopo attenta lettura direi che si tratta di mio personalissimo punto di vista.

Infatti nelle diverse recensioni lette ci sono tutti gli elementi di interesse, bellezza e fascino che avevo rilevato (lo spazio non è più questa gran “frontiera” e Gravity ci fa entrare in una nuova era in stile “tardo far west”, dovunque vai ti porti dietro i tuoi problemi che in determinate situazioni possono trovare soluzioni o diventare addirittura soluzioni, George Clooney fa George Clooney e Sandra Bullok fa Sandra Bullok “matura”, e così via dicendo) ma del mio punto di vista, della mia “ragione principale”, niente da nessuna parte.

Il che mi fa pensare che sono nuovamente entrato in uno di quei “colli di bottiglia interpretativi” attraverso i quali ognuno, nelle opere degli altri, vede quello che gli piace e magari anche quello di cui ha bisogno in quel momento.

A me questo film è sembrato soprattutto una specie di “cosmica” dichiarazione d’amore nei confronti del nostro pianeta. Se prestate attenzione vedrete infatti che non si inquadra mai nulla che sia fuori dalla nostra atmosfera. Non ci sono le stelle, il sole compare solo in qualità di sorgente luminosa, luce che si intravede all’orizzonte, raggio che irrompe improvvisamente dentro la navicella spaziale.

Il resto è Terra. Terra di giorno. Terra di notte. Terra al crepuscolo. Terra contesa fra la notte e il giorno. Terra di terra e Terra d’acqua. Terra ricoperta dal sottile velo dell’atmosfera. Terra cosparsa di nuvole. Terra trapuntata dalle luci dell’uomo. Terra ricamata all’interno di un’immensa aurora boreale. E infine terra/acqua nel disperato tentativo di at/Terra/ggio 

Anche mentre George Clonney/Matt Kowalsky si perde lentamente nello spazio non può fare a meno di spendere parole di meraviglia, se non ricordo male, sull’alba che vede nascere in quel momento sul fiume Gange. Anche Sandra Bullok/Ryan Stone (mi chiedo quanto la scelta del cognome sia casuale), per quanto distrutta dagli avvenimenti appena trascorsi, per quanto incapace di stare in piedi, ha come primo pensiero quello di stringere fra le dita e guardare con amore un po’ di fango delle rive del lago dove è arrivata pochi minuti prima. 

Ancora una volta, a prescindere da quello che volevano dire regista e sceneggiatori, quello che io ho percepito è che viviamo in un “costante miracolo” del quale molti, troppi, hanno smesso di rendersi conto.

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10 pensieri su “Indicibile bellezza

  1. A me è piaciuto tantissimo: l’ho visto due volte in una settimana. Non so se può farti piacere ma anche a me è sembrata una dichiarazione d’amore per il nostro pianeta.

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